Trè ne erano!
Ed una era lei.
Due amiche si guardarono ed i miei dubbi scomparvero.
C’era nebbia nella stanza, mentre la lei che accettai altri suoli calpestava.
Comparve la musica ed il telefono finì di squillare.
Il commesso finì di lavorare e lentamente si recava verso il caffè.
L’ipocrisia mi fece visita nel pomeriggio, mentre la sincerità partì per la Francia.
Un dubbio si risolse,
ma l’altro si fece più vivo.
Si bagnava il paese!
E se la porta non fosse stata chiusa l’orecchio non avrebbe ascoltato il parlare!
Ma gli sguardi erano importanti.
Mancò la luce e l’intenzione aumentò fino a farsi ascoltare.
Ci salutammo per rivederci tutti o in parte domani.
Mi recai al caffè e col commesso parlai,
parlai soltanto!
Stormi di uccelli in volo in difficili manovre non si scontrano, mentre pochi di noi in ampi spazi stiamo stretti e ci scontriamo.
Ma lui andava a casa non osservava tante cose!
Forse lui e la sua casa erano le cose più in armonia con lo spontaneo ruotare terrestre.



È un testo che procede per accumulo di scene e scarti improvvisi, come una giornata osservata mentre accade.
Funziona quando resta nel concreto e lascia parlare i gesti minimi, le presenze laterali, le frasi quasi annotate.
L’impressione è quella di una verità che non si offre tutta insieme, ma affiora a tratti, tra dubbi che si risolvono e altri che restano. Più che raccontare, registra uno stato: ed è lì che il testo trova la sua forza.
Direi …molto interessante