La rima: quella cosa che fa suonare le parole?
La rima è l’identità di suono tra due o più parole, a partire dall’ultima vocale accentata (vocale tonica) fino alla fine della parola.Si usa principalmente in poesia e nelle canzoni per creare ritmo, musicalità e per legare tra loro i versi.
Non è obbligatoria. Ma quando arriva, fa festa.
Come gli amici giusti al momento giusto, è quella cosa che trasforma un semplice verso in un colpo di bacchetta magica. Quasi è musica, ma fatta con le parole.
Ma che cos’è ‘sta rima?
In parole povere è l’uguaglianza (o somiglianza) del suono finale di due o più parole, a partire dalla vocale accentata in poi.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva smarrita”
I tipi di rima
• R. Baciata → AABB (Un verso rima con quello successivo)
“La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana.”
• R. Alternata → ABAB (La rima alternata e la rima incrociata sono due modi diversi di unire i versi )
Lo stagno risplende.
Si tace la rana.
Ma guizza un bagliore
d’acceso smeraldo, di brace
azzurra: il martin pescatore
• R. Incrociata → ABBA (Il primo verso rima con il quarto, il secondo con il terzo)
Troppo sei bianca
il volto è quasi un giglio.
Vieni; usciamo.
Il giardino è abbandonato
serba ancora per noi qualche sentiero.
• R. Ripetuta → AAAA (Il primo verso rima con il quarto, il secondo con il quinto e il terzo con il sesto)
Sarien ristoro al mio cor sanguinente;
Ahi, vóta speme! Amor fra l’ombre inferne
Seguirammi immortale, onnipotente.
Ma è obbligatoria?
Assolutamente no! È uno strumento, come il metro o la musica: se serve, ok. Altrimenti, meglio un verso libero e vibrante.
Quando la rima non serve:
- Nei versi sciolti: Si usano versi con una misura precisa (come l’endecasillabo) ma senza r..
- Nel verso libero: La poesia moderna rifiuta ogni regola fissa di ri. e di misura dei versi.
- Nelle canzoni: Molti brani famosi funzionano benissimo anche senza r., puntando sul ritmo e sul testo.
Quando fa le bizze.
Diffida delle r. forzate, delle “rose/amore/cuore” & Co. Se la r. è solo per far bella figura, lasciamela passare.
Trucco da poeta vero.
Prova prima a scrivere in versi liberi.
Poi chiediti: “Queste parole si cercano per amore… o solo per rima?” Se si cercano da sole, lasciale stare.
Altre r. culturali
- La r.guittoniana o r.aretina (dal poeta Guittone d’Arezzo che ne fa largo uso), che ammette la rima di “i” non solo con “é” (e chiusa) ma anche con “è” (e aperta), e “u” non solo con “ó” (o chiusa) ma anche con “ò” (o aperta)
- la r. umbra, che permette la rima tra “ìe” ed “i” e tra “ùo” e “u”
- la r. bolognese, che rima “u” con “o”
- la r.francese, che fa rimare tra loro “a” ed “e”, quando queste sono seguite da n + consonante (es: “ant” / “ent” )
Tutte queste rime sono piuttosto popolari nel ‘200 e nel ‘300, successivamente il loro uso va via via scomparendo, anche se in qualche sporadico caso qualche poeta ne ripristina l’uso.
✨Esercizio per te:
Scrivi 4 versi in r. alternata (ABAB) usando un’unica emozione (es. nostalgia, rabbia…). Niente fretta, serve ascolto.
Ogni altro approfondimento – metro, sillabe, licenze – arriva quando vuoi.
Scrivi, sperimenta, suona : rispettiamo sempre la voce vera dei poeti.
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