Qualche riflessione sparsa sul Dark romance è d’obbligo.
Prima di scandalizzarci, cosa che ormai facciamo con una certa rapidità e spesso anche senza aver letto una riga, sarebbe utile capire almeno di cosa stiamo parlando.
Il dark romance è un sottogenere della narrativa sentimentale che mette insieme attrazione, paura, potere, ossessione, personaggi poco raccomandabili e situazioni che, nella vita reale, probabilmente ci farebbero prendere la borsa e uscire dalla porta senza neppure salutare. Ci sono criminali, rapporti squilibrati, uomini possessivi, dinamiche discutibili, talvolta violenza, talvolta consenso ambiguo, e in generale tutto ciò che il romance classico tende invece a rendere più rassicurante.
Può piacere oppure no, personalmente trovo più interessante discutere se un libro sia scritto bene, se abbia qualcosa da dire o se sia l’ennesima copia dell’ennesima storia con il maschio tormentato, ricchissimo, pericolosissimo e naturalmente irresistibile, ma questo è un altro discorso.
Il problema comincia quando dal “non mi piace” si passa con estrema disinvoltura al “non dovresti leggerlo”.
E ancora di più quando quel “non dovresti” viene rivolto alle donne.
Da qualche anno, infatti, intorno al dark romance è cresciuta una specie di pedagogia del buon gusto e della buona condotta: se una donna legge certe storie, qualcuno prima o poi sentirà il bisogno di spiegarle che sta romanticizzando la violenza, accettando modelli tossici, alimentando una visione sbagliata dell’amore e forse anche compromettendo il futuro dell’umanità.
Ora, alcune di queste critiche possono essere sensate, certi libri banalizzano davvero la violenza, altri vendono come romanticissimo ciò che romanticissimo non è, e quando questi contenuti vengono proposti a un pubblico molto giovane il discorso merita ancora più attenzione.
Ma una cosa è criticare un libro, un’altra è trattare chi lo legge come se non fosse in grado di capire quello che ha davanti.
È questo passaggio che trovo curioso.
Nessuno si preoccupa troppo se passiamo la serata con Hannibal Lecter. Nessuno pensa che un lettore di gialli stia facendo pratica per assassinare il vicino di casa, né che chi guarda una serie sulla mafia sogni segretamente di aprire una cosca in garage. Possiamo leggere di assassini, guerre, tradimenti, torture, psicopatici e disastri assortiti senza che qualcuno venga a controllare la nostra tenuta morale.
Poi compare una donna che legge di un uomo possessivo e improvvisamente serve il tutore.
Perché?
Forse perché il problema non è soltanto ciò che viene raccontato nel dark romance, ma il fatto che entri in gioco il desiderio femminile, che ancora oggi sembra dover essere possibilmente ordinato, comprensibile, sano, educativo e, se possibile, anche presentabile a tavola.
Eppure la fantasia non funziona così.
Possiamo essere attratti da una storia senza desiderare di viverla, trovare affascinante un personaggio che nella realtà non vorremmo incontrare neppure in ascensore, esplorare attraverso la narrativa situazioni che fuori dalla pagina ci farebbero paura o ribrezzo.
È una cosa abbastanza normale e la letteratura lo fa da secoli.
Questo non significa che tutto debba essere assolto in nome della fantasia. Un libro può essere pessimo, può veicolare idee discutibili, può trasformare un abuso in una scorciatoia narrativa e può meritare tutte le critiche del mondo.
Ma il libro, non necessariamente la donna che lo sta leggendo sul divano.
Perché a forza di voler proteggere le lettrici dalle storie sbagliate del dark romance si finisce per tornare a un’idea piuttosto vecchia: quella secondo cui qualcuno, possibilmente più saggio e più consapevole, dovrebbe decidere quali fantasie siano accettabili e quali invece richiedano una spiegazione, una giustificazione o magari un po’ di vergogna.
Io preferisco pensare che una persona adulta possa leggere anche qualcosa di oscuro, disturbante, assurdo o moralmente impresentabile senza per questo aver bisogno di essere rieducata.
E magari, una volta chiuso il libro, pensare perfino: quest’uomo sulla pagina era interessante, nella vita reale chiamerei i carabinieri.
Le due cose, incredibilmente, possono convivere.
Sottogeneri più noti
- Mafia Romance: Storie ambientate nel mondo della criminalità organizzata, tra codici d’onore e protezione forzata.
- Bully Romance: Dinamiche di attrazione conflittuale e rivalità, spesso in contesti scolastici o elitari.
- Reverse Harem: Una protagonista affiancata da più interessi amorosi in un gioco di tensione e possesso
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