
Mi sveglio ancora
nella tua voce, amor mio,
nel richiamo della memoria
dove il ricordo s’è fermato
come un nido sul davanzale.
Respiro il silenzio di quella luce
– a filo teso –
tra le vene dei rami
e le foglie.
E tu ritorni.
Al taglio del tramonto
mi accarezzi in uno sguardo,
mi saldi dentro il petto.
Nel crepuscolo d’inverno,
sotto una luna
che imbianca la pelle,
mi scaldi le mani.
E passiamo ore lente
ad ascoltare
il ticchettio delle foglie cadute
che ricuciono piano
i passi dell’andata.
Mi sveglio ancora
nel richiamo della tua voce, amor mio,
ma l’estate ormai
è solo un’ombra
che s’infrange sul cuore,
sospesa in solitaria
tra i colori
d’un ciliegio in fiore.
Luglio 2018
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2 Comments
Cristina
È una poesia molto delicata, costruita sul ritorno della memoria e su immagini che descrivono bene l’assenza.
Mi sono piaciuti soprattutto il “nido sul davanzale”, la luce “a filo teso” tra i rami e quel bellissimo “ticchettio delle foglie cadute” che ricuce i passi dell’andata.
In alcuni punti il linguaggio si fa forse un po’ più tradizionale e dichiaratamente romantico, ma sono proprio le immagini meno prevedibili a dare alla poesia la sua parte più intensa e personale.
Alma Gjini
Cara Cristina
Questa poesia ha qualche anno sulle spalle, è del luglio 2018, e si sente credo,
anche nel modo in cui allora lasciavo entrare il sentimento nei versi, forse con meno difese
e più romanticismo di oggi.
Hai ragione quando dici che alcune immagini sono più tradizionali. Rileggendola adesso lo vedo anch’io.
Però quel “nido sul davanzale”, la luce “a filo teso” e le foglie che ricuciono i passi dell’andata li sento ancora miei
nonostante la mia poesia con gli anni sia diventata più fisica.
È strano ritrovare una poesia dopo tanto tempo, in certi versi riconosci la persona che eri,
in altri quella che sei rimasta.
Grazie infinite
Alma