I tre varchi
Quando l’estremo palpito s’affranca
dal petto umano e langue il suo vigore,
cade la fronte; e la possente branca
del fato chiude il palpito del cuore.
Ma non per questo l’opra tutta è spenta:
tace il cerebro, immobile sovrano;
pur né la carne un’umile sementa
serba l’arcano del vigor lontano.
Giorni e stagioni vegliano le fibre;
lento il mistero nella polve dura.
Par che la vita, in sue silenti libre,
ancor contenda l’ultima misura.
Tre son le soglie dell’umano andare:
prima s’arresta il cuore al suo cammino;
poi cade il lume che sapea pensare;
ultima langue il corpo al suo destino.
Ma quando alfine l’ultima favilla
cede alla terra il suo mortal retaggio,
sciolto da ogni ombra il pensier sfavilla,
quasi immortal nel suo divino raggio.
Non è la morte il termine supremo:
essa è soltanto il varco alla salita.
Quel che fu vero, alto, puro ed estremo,
vive nell’Eterno: e questa è la Vita.
Pino Conestabile – Addì 25 Luglio 1973
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