Poesia

Dal nulla

Dal Nulla

Qual era il regno pria dell’ore e del sole,
quando il Nulla taceva eterno e solo?
Né tempo, né misura, né parole,
né il caso errava nel silente volo.

Né il caos primiero, né l’oscura fiamma,
né il cieco gioco d’atomi e fortuna,
ma un’Intelligenza, che mai non s’infiamma
di tempo o morte, accese la Natura.

E sorse il mondo nell’eterno spazio,
non senza fine in sterminato errore,
ma compiuto nell’arcano suo palagio,
retto da legge e generato Amore.

Poi fra gli astri, nell’immenso mare,
la Terra alzò la verde sua sembianza;
e il germe vivo prese a palpitare
custode d’una sacra somiglianza.

Nel chiuso segno del sottil codice,
ove la vita scrive il suo pensiero,
lessi l’impronta dell’eterna Idea,
che al tutto infuse ordine e mistero.

Così cercai, tra dubbi e fede antica,
la Sorgente che tutto in sé contiene.
Qual sia la meta, ignota ancor si dica:
all’uomo è dato il ponderar; Dio viene.

Pino Conestabile – Addì 16 Marzo 1973

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8 Comments

  • Redazione

    Un testo ambizioso, più filosofico che lirico, che interroga l’origine del mondo attraverso un linguaggio volutamente solenne .
    Il pensiero è chiaro, coerente, anche se in alcuni passaggi la poesia sembra farsi soprattutto veicolo di una tesi già definita.
    Interessante il tentativo di tenere insieme cosmo, vita, ordine e mistero.

    • Pino Conestabile

      «Ringrazio sinceramente la redazione per la lettura attenta e per aver colto l’essenza profonda di questo componimento. L’aggettivo “ambizioso” descrive perfettamente lo spirito con cui è nato: dinanzi a temi immensi come il Nulla, la Creazione e l’Assoluto, la poesia, così come la pittura, non cerca risposte definitive, ma si fa strumento per tentare di tracciare l’invisibile. Raccogliere l’infinito nello spazio breve e geometrico di poche quartine è stata una sfida formale e spirituale complessa, ma credo che il ruolo dell’arte sia proprio questo: osare lo sguardo verso l’arcano. Vi sono grato per aver ospitato e valorizzato questa mia ricerca sul Vostro prestigioso portale”

  • Cristina

    Mi affascina l’ambizione di voler racchiudere in pochi versi domande enormi come il Nulla, il tempo, la vita, Dio. Però proprio questa vastità rischia di rendere il testo più spiegato che poetico.
    Dove suggerisce, funziona; dove vuole spiegare l’universo, un po’ meno.

    • Pino Conestabile

      «La ringrazio per questa acuta osservazione tecnica, che tocca il cuore pulsante e la sfida stessa della poesia filosofica. Il confine tra il “suggerire” un’emozione e lo “spiegare” un concetto è sempre molto sottile. Nel tessere questi versi, tuttavia, questa apparente discrepanza è stata una scelta deliberata: laddove il testo tenta di “spiegare” e nominare le leggi del cosmo (come il codice biologico o l’Intelligenza ordinatrice), la parola poetica avverte inevitabilmente il peso e il limite della razionalità umana. È proprio in quel contrasto che si prepara lo slancio finale della lirica: la dimostrazione che l’intelletto può solo “ponderare” e tentare di descrivere, mentre la vera funzione della poesia e della vita si compie nell’abbandono al mistero e nell’attesa dell’Assoluto. La ringrazio per aver colto e stimolato questo dibattito così profondo sulla natura della parola.»

      • Cristina

        Grazie Pino. Con “ambizioso” intendevamo soprattutto la quantità e la grandezza dei temi affrontati, non necessariamente il loro pieno sviluppo nel testo. Nulla, Creazione, Assoluto, scienza, fede e Amore sono materia enorme per poche quartine, e proprio questa concentrazione finisce a tratti per far prevalere l’enunciazione sull’emozione. Il rischio, quando si vuole contenere così tanto, è che la poesia dica molto ma lasci poco spazio al lettore.

  • pincia

    Non so’, mi sembra un testo “travestito” da Leopardi. E Leopardi poteva permetterselo perché quello era il suo mondo linguistico, non un costume preso dall’armadio. Forse l’autore, nel 73 molto giovane si era fatto influenzare da quello stile di scrittura , boh. Mi piacerebbe leggere l’oggi.

    • Pino Conestabile

      «La ringrazio sinceramente per il suo commento e per il suggestivo accostamento: essere accostati al “vestito” stilistico di un maestro supremo come Leopardi è sempre un grande privilegio, e la solennità di quella tradizione ha guidato la mia ricerca formale. Tuttavia, nel tessere la trama di questa lirica, il mio intento filosofico si è mosso su binari opposti rispetto al pur grandioso pessimismo recanatese. Se Leopardi avverte un cosmo meccanico e indifferente, io ho voluto cantare un universo che sorge guidato da un’Intelligenza ordinatrice e generato dall’Amore. Nel testo ho cercato proprio questo: un dialogo profondo in cui la scienza contemporanea e il “sottil codice” della vita non distruggono le illusioni, ma svelano l’impronta di un disegno divino, culminando in uno slancio di fede e nell’attesa dell’Assoluto. La ringrazio ancora per aver offerto, con la sua riflessione, l’occasione per metterne in luce la vera genesi.»

      • pincia

        Sì, infatti mi riferivo solo allo stile e al linguaggio, non al pensiero di Leopardi. Il contenuto della poesia va chiaramente in un’altra direzione.

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