la solitudine
Poesia

Il baccano del cuore

C’è una stanza cieca dietro il baccano del petto,
un altare sepolto dove il sangue si fa ombra.

Un lembo di muro vivo, dove non arrivano sguardi,
mani ostinate a guarire,
né parole d’amore dette soltanto per colmare il vuoto.

Lì si ritirano le mie stagioni più feroci.
Lì custodisco gli inverni che rifiutano la fretta della cura.

Dall’altra parte del cuore, le ferite imparano il silenzio,
respirano piano sotto la pelle
come brace che non smette di ardere.

Ci sono desideri che non ho mai osato nominare,
promesse sussurrate a me stessa
nelle notti di pioggia e resa,
e i volti di chi è svanito, custoditi nel buio
come reliquie ancora incandescenti.

La parte visibile sorride, si ricompone,
resiste al mondo.
Ma è dietro che abita la verità nuda:

la mia bestia ferita,
mai addomesticata dalle catene.

Non chiede perdono.
Non invoca salvezza.
Non indossa maschere.

È lì che divento incendio:
dove il dolore smette di sanguinare
e si trasforma in forza.

E da quell’oscurità viscerale
non ritorno mai identica a prima.

Mi strappo di dosso la pelle del silenzio
e torno al mondo senza chiedere permesso,

con le ossa accese
e il cuore
che non ha mai imparato a obbedire.

@Alma Gjini

22.01.2024

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2 Comments

  • Cristina

    C’è un’intenzione vera in questa poesia, quella stanza cieca dove si custodiscono gli inverni che rifiutano la fretta della cura è un’immagine che vale, precisa e non scontata.
    Il problema è che intorno a quel nucleo si addensa un repertorio un po’ affollato: la bestia ferita, le ossa accese, l’incendio interiore. Immagini che hanno già percorso molta strada e arrivano a noi con le scarpe un po consumate.
    La voce si sente, e si sente meglio nei momenti in cui abbassa il volume.
    Quando smette di annunciare la trasformazione e la lascia semplicemente accadere, la poesia respira.
    Il finale, invece, si affretta a spiegare ciò che avrebbe potuto lasciare in sospeso.
    Una poesia di transizione, forse. Di chi ha qualcosa da dire e sta ancora trovando il modo esatto per dirlo.

  • pincia

    “Gli inverni che rifiutano la fretta della cura”, questo verso me lo porto via.
    È il cuore della poesia, e lascia aperto un mondo.

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