Orme di corallo sul marmo
Sulle costole fredde della piazza,
dove il tempo s’incaglia e resta,
fiorisce una presenza di cuoio e lacca:
un passo interrotto,
ripetuto in forma di memoria.
Non sono calzature.
Sono una misura del vuoto.
Punte rivolte verso un domani che non arriva,
tinte di un rosso che non è più colore
ma traccia, segno, assenza.
Ogni tacco resta fermo
come un gesto trattenuto,
ogni fibbia conserva
la tensione di un istante spezzato.
Sono navi senza approdo
in un porto di pietra.
Il mare è altrove,
ma qui resta solo ciò che è rimasto.
Questo rosso non celebra.
Non decora.
Non consola.
È il segno di qualcosa
che ha interrotto il suo cammino
senza completarlo.
Resta qui,
chi osserva,
a misurare il silenzio tra un gradino e l’altro.
Perché queste forme leggere
pesano più di quanto sembrino.
Sono il linguaggio
di ciò che non può più essere detto
e continua a stare,
tra le cose del mondo,
senza più voce.



