Hanno provato a smussarmi gli angoli,
a insegnarmi la prudenza delle cose tiepide.
Dicevano: senti troppo, speri troppo,
come se il cuore fosse qualcosa da contenere.
Mi volevano più cauta, più spenta,
più simile al grigio.
Ma io ho scelto di restare tempesta.
Mi tengo questa pelle viva
che si increspa per un’alba,
e il coraggio ostinato di salire su un tacco dodici
sapendo già il dolore della notte,
perché certe ferite
sono il prezzo della fierezza.
Mi tengo il vizio
di accendere luci nel buio degli altri
e la mia risata forte,
quella che fa voltare la gente.
Mi tengo persino la mia fatica.
Quella che mi spezza le ossa alla fine del giorno,
quando crollo dal sonno
ma continuo a non mollare.
Accetto le cadute,
gli errori fatti per eccesso di cuore,
perché preferisco perdere mille volte
con le mani piene di tentativi
che vivere restando ferma.
Questa sono io:
una donna che inciampa eppure danza.
Non correggerò il disordine dei miei battiti.
Mi voglio così, nuda e fiera,
colpevole soltanto di amare troppo.



