Dolce come un’ecatombe
un fiore che portava colore
amore
come un nettare di sangue
dimentico le ali scarne di polline
e
d’azzurro terso
perdo la pelle sottile palpebra
secca pozza senza sole senza vento
secca
la memoria lacrimosa si allontana
dalla bianca mattonella
macchia.
Fu d’inverno che successe?
come gira il compasso cuore
amore
come bela la neve e balla…e balla
che appena disciolta ci tocca appena
e
stringo e stringimi
la mano che morbida assenza sboccia
di gioia
e
d’aria buona tra le labbra
dolce amaro amore
che tra le dita si macchia
amore.
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3 Comments
Giorgio Mereu
Una Poesia intensa piena di emozioni
Cristina
Grazie, gentilissimo ☺️☺️☺️ Brava la nostra Pincia, vero?
Io l’ho percepita cosi’: un testo che sembra scritto con il fiato corto, come se ogni immagine arrivasse mentre stai ancora cercando aria.
È fragile e feroce insieme: sangue, neve, polline, pelle secca, tutto parla di un amore che non consola, ma stringe, graffia, lascia macchie.
L’assenza di punteggiatura sembra essere voluta e amplifica la sensazione di apnea, di un pensiero che trabocca invece di ordinarsi.
E quella frase finale è la chiave, non di romanticismo ma di urgenza, pressione,di un bisogno che pesa più di quanto sollevi.
È un testo che non accarezza: vive
Alma Gjini
In questa poesia l’amore appare come una materia viva e mutevole, capace di generare bellezza e ferita nello stesso istante. Le immagini si susseguono come frammenti di memoria, in un equilibrio delicato tra corporeità e dissolvenza.
L’ossimoro del titolo non è soltanto una figura retorica, ma la chiave di lettura dell’intero testo: ciò che amiamo profondamente lascia sempre una traccia, e talvolta anche una macchia.
Una scrittura intensa, evocativa, che affida più alle immagini che alla narrazione il compito di parlare a chi lo legge.
Alma