La pelle lo sa prima.
Prima delle parole,
prima del coraggio.
C’è un punto preciso
in cui il respiro cambia,
si fa più lento,
più vicino.
Le mani non cercano subito.
Si fermano,
trattengono,
imparano la distanza.
Il desiderio cresce così,
nel silenzio,
tra uno sguardo e l’altro,
in quella tensione che non cede.
La bocca resta a un passo,
abbastanza vicina
da capire
che non serve altro.
Il corpo riconosce il momento,
non ha bisogno di spiegazioni.
E quando succede,
non è più attesa,
non è più distanza.
È solo presenza,
calda,
precisa,
inevitabile.
Versione inglese
La pelle lo sa per prima.
Prima delle parole,
prima del coraggio.
C’è un momento preciso
in cui il respiro cambia,
si fa più lento,
si avvicina.
Le mani non si allungano subito.
Si fermano,
si trattengono,
valutano la distanza.
Il desiderio cresce così,
nel silenzio,
tra uno sguardo e l’altro,
in quella tensione che non cede.
La bocca resta a un passo di distanza,
abbastanza vicina
da capire
che non serve altro.
Il corpo riconosce il momento,
non ha bisogno di spiegazioni.
E quando accade,
non c’è più attesa,
non c’è più distanza.
È solo presenza,
calda,
precisa,
inevitabile.
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Leggendo questo testo sento una precisione rara: il desiderio non come slancio, ma come geometria sottile. Mi colpisce quella lentezza che non indugia, governa.
È un pezzo che respira sulla soglia, dove tutto è già deciso e nessuno lo dice.
La presenza finale arriva come un sigillo: calda, inevitabile, perfettamente misurata.