Lo spunto della settimana
Prendi una poesia già pubblicata e riscrivila.Togli tutto ciò che è descrittivo, tieni solo tensione, ritmo, atmosfera e lascia che il "non detto" lavori per te
Vuoi pubblicare poesie e racconti gratis? iscriviti oggi stesso, trova lettori veri e condividi la tua voce in uno spazio libero e accogliente.
Prendi una poesia già pubblicata e riscrivila.Togli tutto ciò che è descrittivo, tieni solo tensione, ritmo, atmosfera e lascia che il "non detto" lavori per te
Vuoi pubblicare poesie e racconti gratis? iscriviti oggi stesso, trova lettori veri e condividi la tua voce in uno spazio libero e accogliente.

Chi scrive poesia, quasi sempre, sente davvero qualcosa. Nessuno si mette a scrivere versi per sport. C’è un’emozione, un ricordo, una ferita, una nostalgia che chiede spazio. Il problema non è il sentimento. Il problema è cosa succede quando quel sentimento arriva sulla pagina.
Spesso succede questo: l’universo interiore, complesso e personale, si trasforma in qualcosa di educato, riconoscibile, rassicurante. La luna parla. Il mare ricorda. La notte ascolta. Tutto è composto, levigato, condivisibile. Frizza un po’, piace a molti, non disturba nessuno. Gazzosa poetica.
La gazzosa non è cattiva. È fresca, dolce, innocua. Ma non è spumante. Dopo pochi sorsi hai già capito il sapore.
Un esempio classico:
Stasera la luna mi parla di te
e il mare custodisce il tuo ricordo.
Non è “sbagliato”. È corretto, pulito, sentimentale. Ma cosa sappiamo davvero di te? Cosa fa quel ricordo? Dove graffia, dove pesa, dove si inceppa? Nulla. L’immagine resta sospesa, bella, ma generica. Potrebbe essere scritta da chiunque.
Perché accade? Non per mancanza di talento. Accade soprattutto a chi protegge troppo ciò che sente. Scrivere immagini rassicuranti è un modo per dire senza esporsi, per condividere senza rischiare, per essere accolti senza creare attrito.
Facebook è il conservante ideale. Pubblichi, arrivano i cuori, i “bravissima”, i “mi ritrovo”. Nessuno dice: “Qui non mi sorprendi”. Non perché gli altri capiscano poco, ma perché non vogliono impicciarsi. Così la conferma sostituisce il confronto e la gazzosa viene scambiata per champagne.
C’è un punto importante: chi scrive così non percepisce il testo come banale. Lo vive come sincero. E lo è. Ma la sincerità non basta. Un diario è sincero. Una lettera non spedita è sincera. La poesia è trasformazione.
Il nodo sta qui: molti testi parlano intorno all’esperienza, non dentro. Del ricordo, non del punto in cui fa male. Del sogno, non dell’insonnia. Del mare, non di ciò che il mare ha davvero fatto al corpo, al tempo, alla voce.
Confrontiamo.
Versione gazzosa:
Il mare mi ha insegnato ad aspettare
mentre il sole calava piano e la tua voce mentiva
Versione che rischia un passo in più:
Il mare non mi ha insegnato nulla.
Mi ha lasciato ore a fissare
una linea che non tornava
come la tua voce quando mentiva.
Qui non c’è una “bella immagine” in più. C’è un attrito. Qualcosa che si sporca, che perde grazia, che diventa specifico.
Come si cambia regime, allora?
Invece di:
Il silenzio ci separava
scrivi:
Non hai risposto.
Io ho smesso di fare domande.
Non è più elegante. È più vero.
Infine, una verità liberatoria: non tutti vogliono smettere di scrivere gazzosa. Alcuni stanno benissimo così. Ma se senti che dopo anni di “che bella poesia” non è cambiato nulla, forse non è il mondo a non capirti. Forse sei tu che stai chiedendo troppo poco al tuo testo.
Il sentimento c’è.
La domanda è: hai il coraggio di trasformarlo in poesia?
![]()
Apprezzato, letto con vero piacere perché, ogni tanto, è un bene anche per me ricordarmi che è troppo facile scrivere gazzosa… 🙂