One Comment

  • Cristina

    C’è una tensione sottile e continua che attraversa tutto il testo, costruita più sul ritmo che sulle immagini.
    La sera, la voce, il silenzio diventano superfici sensibili, quasi epidermiche, e il movimento è sempre trattenuto, mai risolto.
    È una poesia che lavora bene sul prima, sull’avvicinarsi, sul momento in cui qualcosa sta per accadere ma resta sospeso.
    Il finale, con quei “passi trattenuti sulla mia soglia”, chiude senza chiudere davvero: lascia il lettore fermo lì, in ascolto, ed è proprio questa misura a darle forza.

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