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Lieve
la linea della sera
si posa sulla pelle dell’aria.
La voce
si allunga,
si sfila tra le ombre,
e trema
nel punto in cui il silenzio
si spezza.
Mi sfiori
piano,
poi più vicino
e il ritmo
si frantuma in colpi brevi,
come passi trattenuti
sulla mia soglia.



C’è una tensione sottile e continua che attraversa tutto il testo, costruita più sul ritmo che sulle immagini.
La sera, la voce, il silenzio diventano superfici sensibili, quasi epidermiche, e il movimento è sempre trattenuto, mai risolto.
È una poesia che lavora bene sul prima, sull’avvicinarsi, sul momento in cui qualcosa sta per accadere ma resta sospeso.
Il finale, con quei “passi trattenuti sulla mia soglia”, chiude senza chiudere davvero: lascia il lettore fermo lì, in ascolto, ed è proprio questa misura a darle forza.