Noce di palma
impantanata e greta,
spaccata in due
scivoli verticolando
nel blu cobalto.
L’uccelli
bandaioli d’archi innamorati
guidano gli occhi azzurri
alle tue carni bianche e
polpute.
Marezzo d’acque avvampate
ondulando t’imbeve.
Tu biglioso frutto
roteando
sballotti lo squarcio impudico
in tre isole in tutto.
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One Comment
Cristina
C’è un’energia forte, quasi carnale, che attraversa tutto il testo. Le immagini sono dense, stratificate, e cercano un effetto di immersione più che di chiarezza. Alcuni passaggi colpiscono davvero, come “marezzo d’acque avvampate”, che ha una bella vibrazione sonora e visiva.
Allo stesso tempo, però, la lingua sembra a tratti sovraccarica. Parole come “verticolando”, “bandaioli”, “biglioso” creano un’atmosfera, ma rischiano di diventare un filtro troppo spesso: il lettore percepisce l’intenzione, ma fatica ad afferrare un’immagine precisa. È come se il testo chiedesse continuamente di essere decifrato invece che lasciarsi vedere.
Anche la coerenza interna delle immagini ogni tanto vacilla: si passa da elementi naturali a suggestioni corporee senza un vero punto di appoggio, e questo rende l’insieme più dispersivo che misterioso.
La sensazione è che sotto ci sia una tensione interessante, quasi sensuale e materica, ma che potrebbe emergere meglio con qualche sottrazione. Dove lasci respirare l’immagine, il testo funziona; dove accumuli, si appesantisce.
In sintesi: ha una voce, ma deve decidere se farsi sentire o nascondersi dietro la lingua.