Sfiora la finestra con gli occhi,
timida,
sospesa tra due mondi.
Dentro il silenzio,
fuori il tempo che scorre.
Lei resta nel mezzo,
in una pace profonda,
ma da lontano, quegli archi
non sono più vetro né confine:
diventano soglia,
un varco che respira memoria.
E il passato, mai spento,
torna sottile,
come un risveglio di primavera.
M.
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C’è una delicatezza vera in questi versi, e l’immagine della soglia che respira memoria è quella che mi resta di più. Forse avrei osato un finale un po’ meno riconoscibile, ma l’atmosfera qui, è davvero speciale.