Una poesia piccola e quotidiana, ma non banale. La tazza di caffè diventa quasi uno specchio dove cercarsi al mattino, tra biscotti, mani appiccicose e frammenti di sogni rimasti addosso. Mi piace soprattutto quel finale, “Mattino”, lasciato solo: sembra una parola semplice, ma raccoglie tutta la scena e le dà una luce intima, sospesa.
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Redazione
Una poesia piccola e quotidiana, ma non banale.
La tazza di caffè diventa quasi uno specchio dove cercarsi al mattino, tra biscotti, mani appiccicose e frammenti di sogni rimasti addosso.
Mi piace soprattutto quel finale, “Mattino”, lasciato solo: sembra una parola semplice, ma raccoglie tutta la scena e le dà una luce intima, sospesa.