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Come restare umani nell’era della tecnica?

Da secoli l’umanità sta assistendo, vivendo e fomentando il progresso incessante, inesorabile e inarrestabile della tecnica.

La tecnica, che è passata dall’essere un mezzo per soddisfare i fini al fine di produrre mezzi dei quali, spesso, non si ha idea delle possibili conseguenze.

Questo fenomeno, la tecnica, che viaggia inesorabilmente nella nostra società aumentando progressivamente la sua quantità e, conseguentemente, mutando non solo la sua qualità, ma anche quella del territorio in cui si espande, in tal caso la nostra realtà attuale, è passato dall’essere sotto il controllo dell’uomo a esercitare un controllo sull’uomo.

Per quanto noi esseri umani abbiamo tratto benefici dal suo uso, stiamo evidentemente e tragicamente iniziando a pagarne le conseguenze.
Conseguenze che si fanno più che mai esplicite nella nostra attualità attraverso una regressione intellettiva, linguistica e interattiva.

L’uomo, da sempre bisognoso di connessione, di interazione umana e di consenso, si ritrova a tratti impaurito, pietrificato ed estremamente disadatto nel conversare di persona, ridotto a perseguire e iniziare relazioni attraverso apparecchi tecnologici, senza i quali non riuscirebbe più naturalmente a interagire con i suoi simili.

La tecnica, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, che certamente sta portando all’umanità diversi benefici, sta però trascinando il nostro intelletto verso una regressione di capacità, con una grande fetta di umanità sempre meno capace di scrivere autonomamente un messaggio efficace o di esporre con chiarezza i propri pensieri profondi.
A tal proposito, le ricerche sono molto chiare: il nostro cervello è un organo plastico, che si rinforza, si cabla e cresce attraverso l’uso delle connessioni neurali.

Di conseguenza, la tendenza a delegare le medesime capacità a una macchina inevitabilmente guiderà l’uomo verso una regressione intellettiva, la quale necessita di pratica e applicazione.

Il punto principale non è solo il fattore legato alla delegazione parziale di determinate pratiche ad apparecchi tecnici come, ad esempio, ChatGPT (della quale anche il sottoscritto fa uso), ma la delegazione totale di ogni pratica.

Inoltre, una società sempre meno impegnata nella lettura, sempre più carica cognitivamente, con uno spazio di riflessione quotidiana ai minimi storici e una soglia d’attenzione sempre più ridotta, rischia di ritrovarsi tra un ventennio con un essere umano medio di gran lunga meno capace e cognitivamente assuefatto.

Siamo già a un punto abbastanza allarmante, con i giovani che faticano ad interagire di persona, con l’essere umano medio che ha quasi paura di parlare con uno sconosciuto e con i social media che, già da un decennio, sono diventati il mezzo dietro il quale nascondere la propria identità.

Ma cosa possiamo fare noi esseri umani, adesso, per iniziare a invertire questa triste tendenza?

Impegnarci a interagire con esseri umani veri il più possibile.
Riprendere a guardare il prossimo negli occhi, invece di tenere lo sguardo sempre rivolto in basso, impegnati a scorrere uno schermo.
Riprendere dei libri in mano, immergendosi nella profondità emotiva che solo la scrittura sa regalare.

E infine, sicuramente, sforzarci, invece di limitare le nostre capacità a un semplice delegare.
Usiamo l’apice della tecnica come uno strumento per soddisfare i nostri bisogni e non come un mezzo per reprimere il nostro intelletto e ammutolire la nostra umanità.
I miei suggerimenti non hanno certamente la pretesa di essere risolutivi, ma rappresentano un’opportunità di riflessione per noi tutti.
Il rischio che l’umanità sta correndo è molto alto e sicuramente attuale.

Restiamo umani.

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5 Basato su 1 Commenti

One Comment

  • Cristina

    Tema molto attuale e affrontato con equilibrio, soprattutto quando distingui tra l’uso della tecnica come strumento e la sua delega totale.
    È una distinzione che spesso si perde.
    Una domanda però mi nasce spontanea: il problema è davvero la tecnica in sé oppure il modo in cui scegliamo di usarla?
    Ogni innovazione, dalla scrittura alla stampa fino a Internet, è stata vista anche come una possibile minaccia per alcune capacità umane.
    Forse la vera sfida è continuare ad allenare il pensiero critico e la curiosità, invece di rinunciare a esercitarli.
    In questo senso, il tuo invito a leggere di più, a parlare con le persone e a non smettere di pensare con la propria testa mi sembra il passaggio più “realista” e interessante dell’articolo.

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