Scrittura e mistero, guerra, malattia e psicoanalisi.
Per molti lettori è la donna che ha scritto Io che non ho conosciuto gli uomini, uno dei romanzi più sorprendenti riscoperti negli ultimi anni. Ma Jacqueline Harpman è molto più di un successo editoriale tardivo. È una scrittrice che ha attraversato la guerra, la malattia, la psicoanalisi e la letteratura senza mai cedere alla tentazione di spiegare tutto.
Forse è proprio questo il segreto della sua opera: lasciare che siano i silenzi a raccontare.
La guerra le insegnò che il mondo può cambiare in un giorno
Jacqueline Harpman nacque a Bruxelles nel 1929, quando i nazisti invasero il Belgio, la sua famiglia, di origine ebraica, fuggì in Marocco, trovando rifugio a Casablanca. Alcuni parenti non ebbero la stessa fortuna e morirono durante la Shoah.
Non amava raccontare quell’esperienza in modo diretto, ma nei suoi romanzi ricorrono spesso personaggi costretti a ricominciare da zero, privati del loro passato o catapultati in mondi improvvisamente irriconoscibili.
Una malattia le cambiò il destino
Da giovane sognava di diventare medico e si iscrisse a Medicina, ma per una grave tubercolosi interruppe gli studi e la costrinse a un lungo periodo di isolamento. Fu proprio durante quella pausa forzata che iniziò a scrivere con maggiore convinzione.
È curioso pensare che una malattia abbia indirettamente regalato alla letteratura una delle sue voci più originali.
La scrittrice che scomparve per quindici anni
C’è un dettaglio poco conosciuto nella sua biografia, dopo i primi romanzi di successo, Harpman smise quasi completamente di pubblicare :per circa quindici anni sparì dal panorama letterario.
Molti pensarono che avesse abbandonato la scrittura.
In realtà stava studiando per diventare psicoanalista, professione che avrebbe esercitato fino agli ultimi anni della sua vita.
Una psicoanalista che rifiutava le spiegazioni
Può sembrare un paradosso, ma chi legge i suoi romanzi si aspetterebbe una continua ricerca delle motivazioni psicologiche dei personaggi, invece no, succede invece il contrario.
Harpman elimina quasi ogni spiegazione. Le sue storie sono piene di domande senza risposta, finali aperti e misteri destinati a rimanere tali.
Per lei la narrativa non doveva comportarsi come una seduta di psicoanalisi, soveva lasciare al lettore la libertà di interrogarsi.
La passione segreta per la fisica
Tra le curiosità meno note ce n’è una sorprendente, pur essendo laureata mancata in Medicina e psicoanalista, Harpman nutriva una vera passione per la fisica e l’astrofisica. Possedeva una ricchissima biblioteca in cui convivevano testi scientifici, riviste specialistiche e romanzi di fantascienza.
Per documentare il romanzo Le Temps est un rêve si fece persino accompagnare da un astrofisico dell’Osservatorio Reale di Uccle, desiderosa che gli aspetti scientifici fossero credibili.
Il romanzo che il mondo ha scoperto troppo tardi
Io che non ho conosciuto gli uomini uscì nel 1995. Fu tradotto in inglese due anni dopo, ma rimase per lungo tempo un libro di culto letto da pochi, la svolta arrivò oltre vent’anni dopo.
Una nuova traduzione inglese e il passaparola sui social, soprattutto su BookTok trasformarono il romanzo in un fenomeno internazionale. Nel solo mercato statunitense la ristampa del 2024 superò le centomila copie vendute, riportando Harpman al centro del dibattito letterario quando l’autrice era ormai scomparsa da più di dieci anni.
Una letteratura che non consola
In un’epoca in cui molti romanzi sentono il bisogno di spiegare ogni dettaglio, Jacqueline Harpman continua a distinguersi per il coraggio di non offrire risposte facili.
Le sue pagine non chiedono al lettore di credere a una teoria, ma di abitare il dubbio.
Forse è anche per questo che, a distanza di decenni, la sua voce appare così moderna: non racconta soltanto una storia, ma crea uno spazio in cui ognuno è costretto a interrogare sé stesso.
Fonti
Archives et Musée de la Littérature (Bruxelles): custodisce l’archivio personale di Harpman ed è la fonte più autorevole sulla sua attività letteraria.
Biografia di Jeannine Paque, Jacqueline Harpman. Dieu, Freud et moi (2013). È la biografia di riferimento, scritta da una studiosa che l’ha conosciuta.
Editions Stock, suo storico editore francese, per cronologia delle opere e note editoriali.
La Libre Belgique e Le Soir, che pubblicarono necrologi e interviste.
Revue belge de psychanalyse, per il suo lavoro come psicoanalista.
Wikipedia francese e inglese.
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