E lo vado a prendere, l’irreparabile, se la coltre che conosco me lo consente.
È il sonno pungente senza recinto, è il vicolo stretto del mio occhio.
Lo vado a prendere e trovo all’arrivo un beffardo plenilunio di sentimenti
E lo vado a prendere, l’irreparabile, se la coltre che conosco me lo consente.
È il sonno pungente senza recinto, è il vicolo stretto del mio occhio.
Lo vado a prendere e trovo all’arrivo un beffardo plenilunio di sentimenti
Un interessante testo che mette in scena una ricerca interiore che procede per immagini strette e sensoriali. L’“irreparabile” diventa qualcosa da inseguire, mentre il percorso passa attraverso percezioni disturbate, il sonno che punge, il vicolo dell’occhio.
Il finale si apre ad un’immagine più ampia, la luna piena dei sentimenti, che però non consola: illumina e insieme deride.
Nel complesso è un frammento intenso, costruito su una tensione continua tra desiderio di capire e impossibilità di farlo del tutto.