Lo spunto della settimana
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“La critica è l’analisi, la valutazione e l’interpretazione argomentata di opere d’arte, letterarie, situazioni o comportamenti, finalizzata a distinguere, selezionare e contestualizzare. Radicata nel greco krino (distinguo), non si limita al giudizio negativo, ma agisce come strumento culturale di approfondimento, spesso esercitato da professionisti per orientare il pubblico.”
C’è un equivoco diffuso, e sempre più dannoso, che riguarda la critica letteraria: l’idea che criticare un testo significhi attaccare chi lo ha scritto. Questo equivoco genera fraintendimenti, irrigidimenti, reazioni difensive e, alla lunga, rende impossibile qualsiasi discorso serio sulla scrittura. Per questo è necessario chiarire una volta per tutte un punto fondamentale: la critica non riguarda le persone, riguarda i testi.
La critica autentica presuppone una separazione netta tra autore e opera. È un atto di spoliazione. Si tolgono il nome, la biografia, l’intenzione, il contesto emotivo. Resta il testo come oggetto autonomo, che può essere analizzato, valutato, collocato. Non è un gesto crudele: è un gesto tecnico. Senza questa separazione, non esiste critica, ma solo relazione.
Un esempio semplice. Un testo può essere scritto con sincerità, dolore, urgenza personale. Tutto questo è rispettabile sul piano umano. Ma sul piano critico non basta. Se quel testo ripete immagini già viste, usa una lingua prevedibile e non compie nessuna scelta formale necessaria, allora è un testo debole. Dirlo non significa negare la sincerità di chi lo ha scritto. Significa descrivere ciò che il testo fa sulla pagina.
Allo stesso modo, un testo può essere costruito, freddo, persino distante emotivamente, e risultare fortissimo. Può funzionare per precisione, tensione interna, economia del linguaggio. In questo caso la critica riconosce la riuscita dell’oggetto testuale, indipendentemente dalla simpatia o antipatia verso l’autore.
Un altro esempio frequente riguarda i testi “di occasione”: poesie per una festa, un evento, una ricorrenza. Nel loro contesto funzionano, accompagnano, celebrano. Ma se tolti da quel contesto perdono forza e non reggono una rilettura autonoma, la critica ha il dovere di dirlo. Non è un insulto. È una collocazione.
Confondere la critica con un attacco personale nasce spesso dal bisogno di protezione. Quando un testo viene percepito come estensione dell’identità di chi scrive, ogni osservazione negativa suona come un giudizio sulla persona. Ma questo slittamento è pericoloso: impedisce di migliorare, di scegliere, di crescere. Un testo forte non ha bisogno di essere difeso. Un testo debole non viene distrutto dalla critica: viene rivelato.
La critica non consola. Non motiva. Non incoraggia. Non serve a far “ingoiare pillole”. Serve a dire se un testo è necessario o intercambiabile, se regge fuori dal contesto, se aggiunge qualcosa o se ripete qualcosa che esiste già. Serve a stabilire se la forma scelta è indispensabile o puramente decorativa.
Dire che un testo è medio non significa dire che chi l’ha scritto è mediocre. Dire che un testo non funziona non significa dire che l’autore non sa scrivere. Significa valutare quell’oggetto specifico, in quel momento, con quei mezzi.
Quando la critica fa male, spesso non è perché è sbagliata, ma perché per la prima volta separa il testo dalla persona. È uno strappo necessario. È il passaggio che distingue l’espressione personale dal lavoro consapevole sulla lingua.
Rimettere la critica al suo posto significa restituire dignità ai testi e ai lettori. Significa poter dire “questo non funziona” senza premettere scuse o attenuanti emotive. Significa accettare che non tutto ciò che scriviamo è destinato a restare.
La critica non toglie valore alle persone. Toglie alibi ai testi. Ed è esattamente ciò di cui la scrittura ha bisogno per non diventare un esercizio di autoconservazione.
Micro‑esempio a contrappunto
Testo debole:
«Il vento soffiava forte.»
Critica:
Frase generica: non introduce un’immagine, un ritmo o una scelta linguistica che la distingua da qualsiasi descrizione standard.
Non è:“L’autore non sa descrivere.”
Testo forte:
«Il vento piegava i cartelli come fossero fogli bagnati.»
Critica:
L’immagine è precisa, visiva, concreta. Trasforma una percezione generica in un gesto riconoscibile e necessario.
Non è:“L’autore è bravo.”
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