
Lavinia Paternoster e Tiberius Observator non erano su quel crinale per eroismo, ma per un contratto di ricerca zoologica scaduto che nessuno aveva avuto il coraggio di cancellare.
Da lassù l’altopiano persiano sembrava una coperta stesa al sole e poi dimenticata: pieghe di montagne color ruggine, crepacci secchi, polvere che il vento spostava da un posto all’altro senza motivo.
La Paternoster, zoologa, aveva cinquant’anni, occhiali da sole rotondi che le lasciavano due cerchie bianche attorno agli occhi e una giacca a vento verde comprata nel 2003 in una stazione di servizio. Da tre giorni non si lavava i capelli e non le importava.
Observator, il suo assistente, era più giovane. Portava sempre con sé un block notes con la spirale sfondata e da tre giorni cercava il modo di dirle che il formaggio era finito senza sembrare debole.
«La vede quella crepa a forma di stivale?»
La Paternoster inclinò appena il mento verso la valle.
«A sinistra del termitaio. Sotto quella nuvola che sembra un fegato malato.»
«Ah. Sì. La vedo.»
«Sembra proprio l’Italia.»
«Lo è. Trentatré milioni di anni fa la placca adriatica ha strizzato il Tirreno e quello è venuto fuori. Poi è sprofondato.»
«Perché me lo fa notare?»
«Perché molte specie litigano per il cibo senza sapere di trovarsi sopra una zattera che si muove.»
«Lei crede che sotto di noi la placca si stia muovendo?»
«No. Credo che fra un’ora arriveranno i Bombi e noi dobbiamo decidere se riprendere il sorvolo da qui o dal crinale ovest.»
«E qual è la differenza?»
«Da qui i profili. Da lì gli addomi di fronte.»
«Gli addomi di fronte sembrano più grandi. Meglio restare scientifici.»
Lei annuì.
Sistemarono il cavalletto. Il vento portava odore di bitume e qualcosa di bruciato, lontano, come se qualcuno stesse incendiando un villaggio dall’altra parte del mondo.
Davanti a loro, al centro della valle, svettava il Termitarium Millenarium: una montagna d’argilla piena di feritoie. Tremila anni che stava lì. Aveva visto passare eserciti, imperi, profeti e venditori ambulanti. Ne aveva digeriti alcuni, ignorati altri.
«Dottoressa?»
«Cosa.»
«Secondo lei i Bombi sanno che sotto di loro la placca si muove?»
«Se lo sapessero smetterebbero di volare. E se smettessero si accorgerebbero di avere le zampe troppo corte per toccare terra. Meglio così.»
All’orizzonte comparvero due puntini scuri.
«Arrivano. Maschi adulti.»
Il primo era enorme. Sulla fronte portava un ciuffo color pannocchia, la pseudoparrucca apicale dell’Inflatus Americanensis. Non volava davvero: galleggiava su una nuvola gassosa con le ali che battevano appena. L’addome era gonfio, lucido come un pallone sul punto di scoppiare. Le zampe, corte, non toccavano mai nulla.
Dietro di lui volava un maschio più piccolo, nervoso.
«Bombus Levanticus Vigilantis. Specie regionale.»
«Parente?»
«No. Alleato.»
Il Bombo si fermò davanti al termitaio. Il ronzio cambiò tono. Poi iniziò a parlare. Le parole non arrivavano nitide, ma il ritmo sì: frasi corte, semplici.
«nessuno rispetta»
«noi più grandi»
«loro mangiano i cani»
«Ha detto cani?»
«Sì.»
«Ma le termiti non mangiano i cani.»
«Lo so.»
Dalle feritoie uscirono alcune termiti. Non si agitarono. Si disposero ai bordi come soldati. Una termite più grande avanzò: un’antenna spezzata.
«Chi è?»
«La Guida Sprema.»
Il Bombo continuò a parlare, poi sputò, ruttò e accusò qualcuno. Provò a colpire il termitaio con una zampa. Non ci arrivò. Era troppo corta.
Allora cambiò tono.
«termitaio debole»
«termite ingrata»
«noi più forti»
Dietro di lui il Levanticus batteva le ali con foga.
Dentro il termitaio la Guida Suprema sollevò lentamente il capo e fece un piccolo gesto con l’antenna spezzata. Nei cunicoli alcune termiti si fermarono. Una lasciò cadere il pellet di fango che stava portando.
«Che succede?»
«Disciplina. Nel Termitarium Millenarium nessuno parla quando la Guida suprema osserva.»
Il Bombo ronzò ancora un po’, poi riprese quota.
«Se ne va.»
«No. Adesso dirà che ha vinto.»
Sparì verso nord seguito dal Levanticus. La valle tornò immobile.
«Allora compro il formaggio?»
«Compralo.»
Dalle feritoie uscirono di nuovo alcune termiti. Una raccolse il pellet caduto. Un’altra rimase ferma più a lungo. Guardava fuori.
«Che fa quella?»
«Niente. Per ora.»
La Paternoster infilò le mani nelle tasche.
«Observator…»
«Sì.»
«Non confonda le specie.»
«Cioè?»
«I Bombi promettono di cambiare il termitaio. Il termitaio promette di resistere ai Bombi. Ma nessuno dei due ha mai chiesto alle termiti cosa vogliono.»
Dietro di loro il Termitarium Millenarium rimase immobile nella luce piatta del pomeriggio.
Dentro, la termite con l’antenna rotta non dormiva. Stava contando. Lei si, che aveva molto tempo.


