Ci sono scrittori che cambiano pelle a ogni libro, e poi c’è Niccolò Ammaniti, che da anni continua a esplorare più o meno lo stesso territorio: ragazzi inquieti, adulti sbagliati, famiglie mezze rotte, desideri storti e quell’aria da fine estate italiana dove sembra sempre che stia per succedere qualcosa di poco salutare.
Ne Il custode ci ritroviamo in Sicilia, tra caldo, mare, silenzi sospetti e una famiglia che custodisce un segreto da generazioni. Già qui si capisce che non sarà il classico romanzo da leggere sorseggiando camomilla e pensando ai gabbiani.
Il protagonista, Nilo, ha tredici anni e una vita che oscilla continuamente tra il reale e qualcosa di più oscuro. È uno di quei personaggi che Ammaniti sa scrivere benissimo: ragazzini ancora fragili ma già attraversati da desideri, rabbie e pensieri che gli adulti fingono di non vedere.
E infatti il bello dei suoi libri è proprio questo: l’adolescenza non viene mai trattata come un periodo poetico pieno di tramonti e biciclette vintage. Nei romanzi di Ammaniti crescere è quasi sempre una faccenda sporca, confusa, fisica. Si suda molto. Ci si vergogna parecchio. E spesso arriva pure qualcosa di inquietante a peggiorare il tutto.
L’atmosfera del romanzo funziona bene.
A tratti sembra una storia di formazione, a tratti horror, a tratti un incubo familiare nato durante una notte troppo calda di agosto. Quelle case vicino al mare, il senso di isolamento, i silenzi degli adulti… tutto contribuisce a creare una tensione continua, anche quando apparentemente non succede nulla.
E Ammaniti, inutile girarci attorno, ha ancora una qualità rara: sa farsi leggere.
Non è poco. In un’epoca in cui certa narrativa contemporanea sembra scritta apposta per farti sentire colpevole se capisci subito una frase, lui continua a raccontare storie che scorrono davvero.
E’ un best seller, ma questo non significa che il libro sia perfetto.
In alcuni momenti si avverte quasi troppo la volontà di creare “atmosfera”. Alcune scene sembrano dire al lettore: guarda quanto è inquietante questa cosa. E ogni tanto il mistero rischia di diventare un po’ troppo costruito.
Però il romanzo tiene.
Anche perché sotto il lato oscuro resta una cosa molto semplice: il racconto di un ragazzo che cerca di capire chi è mentre il mondo attorno a lui si deforma lentamente.
E forse è proprio questo il vero territorio di Ammaniti. Non il thriller, non l’horror, non il realismo sporco.
Ma quel momento assurdo della vita in cui sei ancora mezzo bambino e già abbastanza grande da accorgerti che gli adulti mentono continuamente.



