Il desiderio come peso: la carne e l’inquietudine
Quando si nomina Charles Baudelaire, di solito parte la solita sfilza: poeta maledetto, simbolismo, decadenza. Tutte cose vere, per carità, ma anche un po’ stantie. È come presentare uno dicendo solo che ha fatto il liceo: non hai capito niente di lui.
Baudelaire, se lo leggi davvero, non è complicato. È solo scomodo.
E una differenza è enorme.
Il punto è che lui il desiderio non lo addolcisce, non lo sistema, non lo rende elegante per far bella figura nei libri. Lo guarda per quello che è: qualcosa che attira e insieme disturba. Ti avvicina e nello stesso tempo ti mette in difficoltà. Non proprio il massimo, se stai cercando una poesia da mandare con il buongiorno.
Nei suoi testi il corpo c’è, e si sente. Non è una parola buttata lì per fare atmosfera, è presenza vera, a volte quasi ingombrante. Non c’è quell’aria da “sentimento puro” che si trova in tante poesie dove l’amore sembra una nuvoletta profumata. Qui no. Qui il desiderio ha un peso. E spesso non è neanche simpatico.
…Ecco che in lui di colpo disparve la ragione,
di lutto si velò quell’abbagliante sole,
e dilagò un grande caos in quella mente
ch’era un tempio sfarzoso, ordinato, opulento,
nei cui spazi regnava il lusso e lo splendore….
Baudelaire non racconta l’amore come qualcosa che sistema le cose. Non mette ordine, non consola, non chiude in bellezza, fa il contrario: apre. Mostra quello che succede quando l’attrazione non è pulita, quando dentro c’è anche disagio, perdita di controllo, una specie di inquietudine che non si riesce a spiegare bene. E non ci prova nemmeno.
Ed è proprio questo che lo rende ancora leggibile oggi. Non perché sia “importante” (quella è roba da programma scolastico), ma perché è onesto, non finge che desiderare qualcuno sia sempre una cosa bella. A volte è anche una forma di squilibrio. E dirlo così, senza abbellimenti, non è così comune.
In fondo Baudelaire non ti accompagna per mano. Non ti rassicura. Non ti spiega come sentirti. Ti mette davanti a qualcosa e basta. Se poi ti piace o ti dà fastidio, sono affari tuoi. E forse è proprio questo che lo tiene vivo: non cerca di piacere. E infatti, paradossalmente, funziona ancora.
L’evasione sensoriale: “Profumo esotico”
Quando, gli occhi chiusi, una calda sera autunnale
io respiro il profumo del tuo bel seno ardente,
dinanzi vedo aprirsi rive chiare splendenti
imbiancate dai raggi d’un sole sempre eguale:
ecco un’isola pigra, la natura alimenta
alberi singolari con frutti saporosi,
uomini con i corpi asciutti e vigorosi,
donne che hanno negli occhi un ardire che incanta.
Guidato dal tuo odore verso dolci riviere,
vedo apparire un porto di brigantini e velieri
ancora affaticati per i colpi delle onde:
dei tamarindi verdi il profumo svapora,
penetra nel mio corpo e presto si confonde
col canto dei marinai che sale dalla prora.
Due righe “vive”
Baudelaire nasce a Parigi nel 1821 e non è esattamente il tipo di poeta tranquillo. Vive tra eccessi, debiti, relazioni complicate e un rapporto difficile con la società del suo tempo. Tutto questo entra nei suoi versi, senza essere addolcito.
…La mia anima è una tomba che, cenobita impuro,
fin dall’eternità io abito e misuro:
odioso chiostro privo di fregi, di decoro….
Opera principale
I fiori del male (Les Fleurs du mal) → 1857
All’epoca fece scandalo. Alcune poesie furono persino censurate per il loro contenuto considerato troppo esplicito.
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