A curiosare nel sudiciume
altrui… qualcosa
resta addosso anzi dentro.
Intacca la carne e il sangue
i nervi e fin le ossa.
Dal pensiero corrotto
sbrocca sfrontata la lingua
s’arresta ozioso e inabile lo sguardo.
Io da quel fango rifuggo più che posso
ché ne ho già del mio da badare.
Cerco bellezza tra le minute cose… mutevoli e infinite.

In questi versi brevi ma taglienti, Rimedio esplora con lucidità il rischio sottile e contaminante dell’osservare troppo da vicino il degrado altrui.
Non si tratta di moralismo, ma di sopravvivenza psichica: “qualcosa resta addosso, anzi dentro”, e non è solo immagine — è constatazione fisiologica, viscerale.
Il linguaggio è diretto, quasi chirurgico, ma mai privo di tensione lirica: “Dal pensiero corrotto / sbrocca sfrontata la lingua” — un passaggio che condensa con precisione la dinamica del contagio morale, dalla mente alla parola, fino allo sguardo che si blocca.
E poi il gesto di chi si ritrae: “Io da quel fango rifuggo più che posso”. Non per snobismo, ma per non esserne risucchiata. Perché — con disarmante umiltà — l’autrice sa di avere già “del suo da badare”.
Il finale è una scelta etica e poetica: “Cerco bellezza tra le minute cose… mutevoli e infinite”. È in quella ricerca che la poesia trova non una risposta, ma un altro modo per stare al mondo. Lontani dal fango. O almeno, abbastanza da poter ancora guardare.
Benvenuta Rimedio, averti qui è bellissimo.
ps. Puoi pubblicare quanto vuoi e quando vuoi, non ci diamo limiti 🙂