C’è una nuova razza dominante sui social.
No, non sono i tiktoker con la luce ring attaccata in fronte come minatori del balletto, sto parlando dei nonni digitali, la tribù dei settanta-in-su con pollici nervosi e tanta, TANTA voglia di condividere.
Facebook, un tempo rifugio per studenti universitari e impiegati in pausa pranzo, è diventato la sagra del sentimentalismo geriatrico. Ogni scroll è un campo minato di foto di famiglia, frasi mielose e commemorazioni degne di un necrologio di Stato.
Ore 8:34-“Buongiorno a tutti i miei veri amici! Chi non risponde verrà cancellato!”
(Seguono gif animate di caffè fumante, fiori che sbocciano e gattini che sorridono. Il tutto con musica di sottofondo immaginaria: Claudio Baglioni in testa.)
Ore 10:15 -“Mio marito ha fritto le zucchine. Sono fiera di lui.”
Con tanto di foto sfocata del piatto, illuminato come un reperto egizio. Il fritto pare già deceduto, ma riceve comunque 112 “Mi piace” e due commenti:
-“Che bontà!”
-“Buon appetito carissimi!”
Ore 13:00 -“Ricordando la mia amatissima zia Clotilde, oggi che avrebbe compiuto 93 anni. Sempre nel mio cuore.”
Segue collage funebre con: tramonto, tramonto con girasoli, scritta in corsivo su tramonto e girasoli tipo partecipazione di nozze:
-“Non sei morta, sei solo andata a fare una passeggiata tra le stelle.”
Ma dove? E perché sempre tra le stelle? Non c’è mai uno che riposi soffitta o in cantina, per dire.
E attenzione, perché il vero tripudio arriva con le immagini motivazionali da sagra spirituale.
Tutto un fiorire di:
– “Non lasciare mai che l’invidia rovini il tuo karma interiore.”
– “Se non capiscono il tuo valore, lascia che parlino col muro.”
Stampato su sfondo di cascate tropicali, farfalle giganti o bambini afghani con gli occhi azzurri.
Poi ci sono le minacce passive-aggressive:
– “So chi c’è davvero e chi fa solo finta. Un giorno la vita vi presenterà il conto.”
Ma che è, Il Padrino 4 in versione badante?
E guai a dire qualcosa. Se osi scrivere “zia Pina, forse è un po’ troppo...”, vieni radiato. Cancellato. BLOCCATO. E poi messaggi vocali su WhatsApp da tre minuti con tono da vedova napoletana:
-“Ma guarda che non si può più dire niente. Uno scrive due pensieri e subito si viene giudicati. Non ti preoccupare, ho capito tutto. Me ne starò zitta, come sempre…”
Il più grande mistero, però, rimane: chi fa quelle immagini? Chi sta dietro a quel business delle rose animate e dei tramonti coi gabbiani che recitano Confucio?
Una centrale segreta nei sotterranei di Roccaraso? Uno zio di Zuckerberg con il PowerPoint facile?
In ogni caso, la verità è che Facebook per loro è un confessionale, una piazza, un album di famiglia, una lapide e un mercatino del vintage emotivo.
E noi? Noi scrolliamo in silenzio, come pellegrini disillusi, intrappolati in un mondo di cuori rossi, citazioni di Madre Teresa e gif con glitter.
Perché sì, i boomer hanno vinto. Hanno preso il social, l’hanno arredato con tende in pizzo e centrini virtuali e adesso ci vivono dentro.
E noi, con rispetto, ci limitiamo a mettere “Mi piace”… e a pregare che almeno oggi non abbiano deciso di pubblicare la radiografia del ginocchio.


