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Quando la tecnica dimentica il suo scopo – Una riflessione sul rapporto tra ragione, progresso e senso del fare umano.

La ragione, capacità potentissima, è nata come strumento per liberare l’essere umano dall’angoscia dell’imprevedibile.

Ragionando possiamo calcolare e quindi prevedere l’imprevedibilità (o credere di poterlo fare) degli avvenimenti.

Imprevedibilità da sempre in cima alla lista dei fattori causanti paura ma, soprattutto, angoscia nella vita dell’uomo.

Ragione che, donandoci l’abilità di calcolare le cause, ci rende pronti a prevedere gli effetti o, perlomeno, ci prepara a gestirli.

La ragione che permette di trarre conclusioni, di formulare deduzioni e, ancor più importante, di accumulare sapere.

La scienza del sapere, che, come Aristotele giustamente indicava, rappresenta il “Potere”, in quanto strumento per l’uomo di elaborazione di possibili cause, che, rendendo anticipabili gli effetti, permette all’uomo insicuro di placare, seppure parzialmente, la sua paura dell’ignoto e la sua angoscia sull’imprevedibilità degli eventi.

Ma come è possibile che l’uomo, che pensa di aver imparato a prevedere, continui ancora a non vedere?

A non vedere di non avere più uno scopo.

A non vedere che da decenni è impegnato ad aumentare la produzione di beni superflui solo perché è in grado di poterlo fare.

A non vedere che lo sviluppo tecnologico, che continua a compiacersi dei suoi risultati, ha da tempo smesso di avere un “Fine”, un “obiettivo”, uno “scopo” ultimo, ma è diventato, bensì, un mezzo per la produzione di altri mezzi.

Come è possibile che l’uomo sapiente e dotato della ragione non abbia la benché minima intenzione di calcolare i rischi che il potenziamento tecnico ci sta prorogando?

A tal proposito, faccio un esempio pratico.

Siamo arrivati a sviluppare e detenere armi nucleari, persino chimiche, di distruzione di massa, che potrebbero annientare l’umanità.

Quindi siamo già in possesso, dal punto di vista armamentale, di un potere “assoluto”, un potere “totale”, che però non ci sta fermando dallo sviluppare, in questo caso, armi ancora tecnologicamente più avanzate.

Quindi mi chiedo: qual è lo scopo di tutto ciò?

A che pro continuare a sviluppare un settore, già questionabile, per la sua assurdità di principio e per la sua assenza di scopo?

A tal proposito ci sarebbe da interrogarsi, in quanto sembra abbastanza chiaro che non ci sia logica e, quindi, “ragione” dietro questo fare dell’uomo, così volto a uno sviluppo tecnologico esente da uno scopo ultimo, con conseguenze chiaramente non prevedibili e, quindi, pericolose.

La domanda che mi porgo e vi invito a porvi è la seguente.

Stiamo ancora utilizzando la ragione per dare un senso ultimo alle cose, alla vita, all’esperienza umana, ai fini di migliorare le condizioni dell’uomo sulla Terra e della Terra stessa, o stiamo usufruendo del nostro ingegno per continuare a costruire e sperimentare solo per l’emerito gusto di farlo?

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