Nausea che ti presenti,
da dove arrivi?
Né il profumo del ginepro,
né quello dell’alloro
può affievolirti.
Resine ambrate
d’un poeta oscuro,
nell’ombra resti.
A che titolo, poi,
definirsi poeta,
in grado d’illudersi e di illudere.
Tace ora il verso
all’imbrunire,
che dal petto
ha scagionato il Cerbero,
assetato del nettare bluastro.
Silenzio! parla il verbo,
che impera su di noi,
perché non può scavare
nei fondali del suo vociare
by Simone Torretti
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2 Comments
Cristina
Leggendola mi resta addosso la sensazione di una poesia che vuole impressionare più che comunicare. Le immagini -dal Cerbero al nettare bluastro- sembrano scelte per stupire, ma finiscono per allontanare chi legge invece di avvicinarlo.
Si percepisce un disagio reale, un’inquietudine autentica dietro le parole altisonanti che cercano di farsi spazio, ma la voce resta ingabbiata nella voglia di fare effetto.
Forse basterebbe abbandonare la posa e dire le cose come vengono, senza paura di sembrare semplici o banali: lì, nella sua nudità, la poesia respirerebbe davvero.
Ipazia
Poesia malinconica, sì, ma sincera. Il tono è delicato, quasi sussurrato, e le immagini- pur poetiche – non sembrano forzate.
Riesco a sentire un affetto vero.
Piaciuta.