Senza sapere cosa sto contando davvero.
Le cifre mi rispondono meglio delle persone,
i conti tornano
anche quando io no.
C’è un ordine preciso
nel modo in cui sistemo il mondo,
una riga dopo l’altra
come se ogni errore
avesse una posizione esatta
da occupare.
Mi dicono che sono brava
quando tutto quadra,
quando niente sbava
fuori dal foglio.
Ma nessuno mi chiede
quante cose tengo in piedi
mentre sembra facile.
Quante volte ho corretto
senza essere vista,
quante notti hanno finito
dentro una colonna ben allineata.
E allora mi domando
se esisto davvero
o se sono solo
il posto dove tutto si sistema.
Perché quando smetto di aggiustare
qualcosa si muove.
Non fuori.
Dentro.
E non torna più al suo posto.
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