Franco Arminio: Guarda
Sei in un posto qualsiasi
e ti raggiunge un albero,
un muro, un viso.
Il centro del mondo è poco lontano da te,
è nelle vie secondarie, ti aspetta
dove non ti aspetti niente.
Prendi una forchetta in mano
come se fosse un momento solenne,
porta il bicchiere alla bocca
come se fosse un gesto sacro,
sorridi perché ogni sorriso apre
una piega nel muro della vecchiaia.
Fai cose coraggiose,
ti fa ringiovanire.
E poi torna, pensa che sei contento,
fallo sapere ai tuoi errori
che li vedi, li riconosci
e li guardi con clemenza.
Guarda dentro e guarda fuori,
guardare è una culla.
Ci sono poesie che chiedono al lettore di decifrare altre che preferiscono accompagnare, questa di Franco Arminio appartiene chiaramente alla seconda categoria.
Il testo si apre con un imperativo semplice:
Guarda.
È una parola comune, quasi banale eppure diventa il centro dell’intera poesia. Tutto ciò che segue nasce da quell’invito a modificare il proprio sguardo sul mondo.
L’incipit è particolarmente riuscito:
Sei in un posto qualsiasi
e ti raggiunge un albero,
un muro, un viso.
L’espressione “ti raggiunge” ribalta la prospettiva, non siamo noi a cercare il mondo: è il mondo che viene verso di noi. In pochi versi Arminio riesce a trasformare oggetti ordinari in presenze vive.
Anche l’immagine successiva convince:
Il centro del mondo è poco lontano da te,
è nelle vie secondarie, ti aspetta
dove non ti aspetti niente.
Qui emerge una delle caratteristiche più riconoscibili della sua poesia: il valore dell’ordinario. Non servono luoghi straordinari o esperienze eccezional, il senso può nascondersi proprio negli spazi marginali della quotidianità.
La parte centrale, invece, cambia leggermente registro.
Prendi una forchetta in mano
come se fosse un momento solenne,
porta il bicchiere alla bocca
come se fosse un gesto sacro…
L’idea è coerente con il resto del testo: restituire dignità ai gesti più semplici, tuttavia il tono si avvicina a quello dell’esortazione. Arminio non mostra più soltanto un’immagine, ma suggerisce anche un modo di vivere, un equilibrio delicato.
Lo stesso accade in versi come:
Fai cose coraggiose,
ti fa ringiovanire.
Qui la poesia sembra lasciare spazio alla massima. Il lettore può condividere il pensiero, ma il linguaggio perde parte di quella forza immaginativa presente all’inizio.
Il finale, invece, ritrova intensità.
Guarda dentro e guarda fuori,
guardare è una culla.
È probabilmente il verso più enigmatico della poesia, una culla protegge, accoglie, permette la nascita. Dire che “guardare è una culla” significa trasformare uno sguardo in un luogo abitabile, non è un’immagine da spiegare completamente: funziona proprio perché lascia al lettore uno spazio di interpretazione.
Questa è forse la qualità più evidente della scrittura di Arminio: riuscire a parlare con parole semplici senza rinunciare del tutto all’ambiguità poetica.
La poesia convince soprattutto quando suggerisce e affida il significato alle immagini. Quando invece prevale il tono esortativo, il rischio di sfiorare la retorica aumenta.
Resta, però, un testo capace di rivolgersi a lettori molto diversi. Ognuno può uscirne con qualcosa: un’immagine, un verso, un pensiero ed è probabilmente questa la ragione per cui Franco Arminio è oggi uno dei poeti contemporanei più letti.
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Note
Franco Arminio è un poeta, scrittore e regista italiano, nato a Bisaccia 1960.
Autodefinitosi ‘paesologo’, ha raccontato i piccoli paesi d’Italia descrivendo con estrema realtà la situazione soprattutto del Mezzogiorno d’Italia.
Animatore di battaglie civili, collabora con diverse testate locali e nazionali e ha realizzato vari documentari. Dopo il racconto erotico L’universo alle undici del mattino, è del 2003 Viaggio nel cratere in cui Arminio racconta l’Irpinia di oggi e la zona del ‘cratere’, quella colpita dal grande terremoto del 1980, riuscendo a coniugare uno stile narrativo straordinario all’impegno civile e all’indagine psicologica.
Negli ultimi anni ha pubblicato molti libri, con notevole successo di critica e crescente apprezzamento dei lettori.
Tra gli altri: Vento forte tra Lacedonia e Candela (2008, Premio Stephen Dedalus per la sezione Altre scritture), Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta (2009), Cartoline dai morti (2010), Terracarne (2011), Geografia commossa dell’Italia interna (2013) e Lettera a chi non c’era (2021).
Arminio è inoltre autore di raccolte di versi, tra le quali si citano qui Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle (2011), Stato in luogo (2012), Cedi la strada agli alberi.
Poesie d’amore e di terra (2017, premio Brancati 2018), Resteranno i canti (2018), L’infinito senza farci caso (2019), La cura dello sguardo (2020), Studi sull’amore (2022), Sacro minore (2023), Canti della gratitudine (2024), Caraluce. Atlante dei paesi invisibili (2025) e L’incredibile non si può dire a tutti (2026).



