Poesia

Il semenzaio

Ritornava la terra al primo stelo,
mentre chinavo il capo sul destino;
il semenzaio ripeteva il velo
d’un’erba verde nata col mattino.

Un sacco di cemento ebbe il segreto
d’un calcolo che rapido s’affanna,
per dare una misura a quel frutteto
e stringere lo spazio nella spanna.

Un “più” dove la pianta si fa chiara,
un punto per quell’ombra da estirpare;
la mente chiusa calcola ed impara
la quota dell’errore da emendare.

Si sdoppia il tempo in due mani veloci,
lo sguardo del passato resta muto;
nel cerchio in cui si incrociano le voci,
il calcolo precede l’accaduto.

«Un’onda invisibile e sottile
berrà questa fatica in un momento»;
dicevo a mio padre nell’aprile,
sfidando il ciclo del rinnovamento.

Custodisci l’arcano del pensiero,
la traccia che ha precorso la stagione:
la macchina del tempo oggi fa vero
il sogno antico della mia visione.

Pino Conestabile 1973

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