E la strada era in salita, ripida, ripidissima.
Ed io mi sono ritrovato a dover lottare, migliorarmi, usare tutte le mie capacità e competenze per arrivare lì su, in vetta.
Dopo mesi e anni di sforzo, fatica, determinazione e tanto, tanto impegno, non sono comunque riuscito a raggiungere il traguardo che mi ero prefissato e per il quale ho lavorato per anni.
Niente di tutto ciò è vero.
Questa mini-storia metaforica vuole far passare un messaggio di primaria importanza, soprattutto nella nostra attuale società, che continua a sventolare slogan del tipo: «Volere è potere».
Volere non è sempre potere.
Anche con tutto l’impegno del mondo, la direzione e le strategie, si può finire per fallire e non raggiungere i risultati prefissati per svariate ragioni.
Perché la vita è una concatenazione di eventi che accadono e si intrecciano tra loro, influenzandosi costantemente e influendo anche sul nostro cammino.
La volontà non opera nel vuoto. Agiamo sempre all’interno di circostanze che non abbiamo interamente scelto e che non possiamo controllare completamente.
Questo significa anche che non ogni fallimento dimostra una mancanza di impegno, capacità o determinazione.
Posso pormi l’obiettivo di arrivare da Bergamo a Roma in treno alle 3 del pomeriggio: pianificare tutto correttamente, acquistare il biglietto, arrivare in stazione in anticipo e organizzare il viaggio nei minimi dettagli. Tuttavia, il treno può subire ritardi, il conducente può avere un malore, un disastro ambientale può verificarsi e stravolgere il tutto.
Anche con tutta la volontà del mondo, in queste circostanze io non arriverei alle 3 del pomeriggio a Roma, nonostante lo abbia voluto e programmato a dovere.
Ci sono eventi, circostanze e fatti che vanno di gran lunga al di fuori del nostro controllo.
Indi per cui, il nostro volere non sempre va di pari passo con il potere.
Ciò non significa che non bisogna programmare, impegnarsi e avere una visione chiara, né che bisogna andare alla cieca.
Tuttavia, bisogna anche essere coscienti del fatto che, a volte, pur avendo dato il massimo, possiamo ritrovarci a fallire, essere sconfitti o non raggiungere l’obiettivo in questione.
E sapete cosa? Va benissimo così.
Come Seneca, Epitteto e lo stoicismo insegnano, non tutto è sotto il nostro controllo. Anzi, molte cose non lo sono affatto.
Lo stoicismo non insegna semplicemente ad accettare il fallimento perché tanto non possiamo controllare tutto.
Invita a distinguere il valore delle nostre azioni dall’esito che esse producono.
Possiamo agire con impegno, responsabilità e saggezza senza pretendere che la realtà risponda sempre secondo i nostri desideri.
In altre parole:
Il risultato non è sempre nelle nostre mani. Il modo in cui affrontiamo ciò che accade, almeno nella prospettiva stoica, dipende molto più direttamente da noi.
Dunque, dal canto nostro, possiamo assicurarci di curare il nostro orticello con la massima dedizione, passione, impegno e virtuosità, accettando anche la sconfitta e il fallimento.
Non so a voi, ma a me questa filosofia mi fa sentire maledettamente leggero e decisamente più in pace con me stesso.
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