Poesie famose

Claudia Marani e l’amore a Montesilvano

gatto che soffia

Claudia Marani aveva trentasette anni e un lavoro part-time all’ufficio catastale che le dava più grattacapi che soddisfazioni. Passava le giornate a litigare con Excel e le serate a convincersi che la vita non poteva ridursi a tabelle, scadenze e timbri.

Al rientro, trovava Nietzsche, il suo gatto obeso, acciambellato sul divano in un trono di peli tigrati e uno sguardo giallo che pareva dire: “La volontà di vivere è sopravvalutata.”

Per consolarsi, ogni domenica sera guardava “90 Giorni per Innamorarsi” su Real Time, convinta che anche la sua vita potesse un giorno seguire quel copione.
Così si convinse e scaricò Tinder.

Fu lì che comparve Vladimjr. Trentadue anni, “russo di nome” ma in realtà originario di un villaggio sperduto nel Nagorno-Karabakh. All’anagrafe era Artak Bagradyan, ma si faceva chiamare Vladimjr «perché suona più sexy».

Dopo mesi di messaggi, decisero di incontrarsi alla stazione di Ladispoli in una giornata di sole a picco. Lui scese dal treno con una valigia di cartone e una busta di plastica che si aprì ai suoi piedi: ne rotolarono fuori una caciotta caprina sudata, un barattolo di cetrioli e un paio di calzini arrotolati.
«Gift for you! In Karabakh, woman eat pickles, man marry. Tradition strong!»
«Tu… Vladimjr?»
«Real name Artak, but Vladimir sexy. Italian style.»

Si trasferì subito “temporaneamente” da lei. Sul termosifone stese i calzini come bandiere di conquista, nel frigo comparvero cetrioli sottaceto grossi come banane e, dietro al detersivo venne nascosta una bottiglia di vodka.

Nietzsche ovviamente non approvava, lo fissava soffiando ad ogni occasione acciambellato sul suo trono.
«Nietzsche not like me?»
«Nietzsche non ama gli invasori. E tu hai appena colonizzato il divano.»

Partirono per una vacanza a Montesilvano, in un tre stelle ” Villa Margherita” con vista sul parcheggio. Vladimijr aprì le braccia davanti ad un mare di auto e urlò:
«This… paradise! In Karabakh, sea only postcard!»

La sera, al bar dell’albergo, ordinò vodka e limoncello nello stesso bicchiere. «Italian tradition!» gridò. Dopo il terzo bicchiere trascinò due pensionati abruzzesi in un valzer improvvisato. Poi tornò da Claudia, sudato e con l’alito di distilleria.
«Claudina… you not only love. You solution. Italia wife… Italia job… Italia future. You like… mozzarella with Visto.»
E subito dopo, barcollando e ridendo come un idiota:
«Sevda… potato Sevda… is my love, beautiful Sevda!»

Claudia sgranò gli occhi. «Sevda?! Hai appena chiamato me, Sevda? Chi è Sevda
«Ah… my little fiancée. In Karabakh. But small problem: she angry. I say “wait me”, but… I travel Italy, find you Claudia, permess, Eropa io e tu…ammoreeee. Sposare, te beautiful girl! A posto familia»

«Non ci posso credere!. Io non mi voglio sposare.Nieth! No sposare!. Torna pure da Sevda, a coltivare patate. Io ho già un gatto che soffia: non mi serve anche un fidanzato col Papakha da mantenere che scoreggia vodka e mangia banane verdi.»

Il giorno dopo lo accompagnò alla stazione di Martinsicuro. Gli comprò un biglietto per Pescara e un panino al tonno che lui chiamava “Italian sushi”.
«Tu arrabbiata?»
«No, Vladimjr. Solo sobria.»

Quando finalmente tornò a casa, Nietzsche la aspettava sul divano. Come il solito soffiò sollevando una nuvola di peli. Claudia lo accarezzò e sussurrò:
«Tranquillo, non era l’amore della vita. Era solo un caciottaro col colbacco di pelliccia .»
Nietzsche sbadigliò alitando pesce, si voltò dall’altra parte e miagolò:
«L’amore è come un rutto di vodka. Ma io preferisco il tonno.»

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