Pietro Lucente era un uomo diviso tra la 220 volt e l’infinito.
Di giorno rappresentante di materiale elettrico, di notte poeta autodidatta, convinto che un cavo ben isolato e un endecasillabo ben piazzato avessero la stessa funzione: portare la luce.
Il suo Doblò aziendale, color grigio cenere, era la sua cattedrale mobile.
Tra i cataloghi di prese e adattatori teneva un quaderno sgualcito intitolato Bagliori dell’anima, scritto a biro blu su carta intestata “ElettroService – accendi la vita!”.
Un giorno, un cliente gli chiese:-Mi serve una spina da dieci ampere.
E lui, assorto nei versi, rispose:- Ne avrei bisogno anch’io – ma parlava dell’ispirazione, non dell’elettricità.
A casa, la moglie Clara tagliava zucchine in religioso silenzio mentre lui declamava:
“Nel neon dell’anima tremo di luce tua.”
Clara mescolava le zucchine con aria rassegnata.- Continua pure, eh. Intanto io salvo la cena.
La notte Pietro diventava Luminius, anima fondatrice del gruppo Facebook Versi d’Ambra.
Lì, tra post di tramonti e citazioni di Neruda, riceveva i cuoricini di StellaCalante83: donna misteriosa, foto profilo col mare dietro e bio che recitava “Scrivo per non esplodere (forse)”.
Lui si innamorò della parentesi.
Poi venne l’idea destinata a cambiare la storia (e il contatore del palazzo): il concorso poetico “Luce di Donna”.
Bando gratuito, premi simbolici, attestato in PDF “firmato digitalmente da sé stesso”.
Nel testo aveva scritto:“Ogni donna è luce. A volte fioca, a volte accecante. Ma sempre, irrimediabilmente, luce.”
Arrivarono centottantasette poesie.
Lui le lesse tutte in bagno, segnando le più ispirate con la carta igienica piegata a triangolo.
La serata finale si tenne nella sala condominiale concessa dal geometra Pisu, convinto di ospitare un corso di sicurezza elettrica.
Sul tavolo, dodici lampadine accese rappresentavano “le Muse”.
Quando Pietro accese il proiettore per mostrare la scritta “Luce di Donna – l’amore che illumina ”, saltò la corrente in tutto il palazzo.
– È un segno del patriarcato! – urlò una poetessa vestita di tulle viola.
Nel buio, Pietro cercò di salvare la serata con la torcia del telefono.
Apparve come un santo in un’aureola a LED.
Poi arrivò Clara, la moglie, con l’espressione di chi ha già vissuto troppe metafore:- Pietro, torna su. Hai fatto saltare la luce a tre condomini e al cane di mia madre.
– È l’energia dell’amore, Clara! – provò lui.
– È l’ENEL Pietro.
La mattina dopo, Luminius si svegliò tra le notifiche: ventisei nuovi commenti e un messaggio privato di StellaCalante83“Caro Luminius, hai toccato qualcosa di profondo. Ti ammiro.”
Lui, folgorato, rispose: “Le tue parole mi colmano come corrente alternata.”
Silenzio.
Poi un ding! – messaggio di Clara: “Ricordati la spina tripla per mamma.”
E lui, confuso, scrisse nella chat sbagliata: “Tu sei la mia luce. Il mio circuito infinito.”
Dopo venti secondi arrivò la risposta: “Ma sei ubriaco o hai preso la scossa?”
Pietro capì che la poesia, come l’elettricità, funziona solo se ben isolata.
Oggi vende prese multiple e libri autoprodotti con il titolo Amori a Bassa Tensione.
Sul retro c’è scritto: “Compatibile con cuori da 10 ampere.”
Nel baule del Doblò tiene ancora un centinaio di copie.
Ogni tanto ne regala una ai clienti, dicendo con un sorriso stanco:- Fidati, questa illumina più di una lampadina.
A volte partecipa alle fiere di quartiere con lo stand Versi e Voltaggi.
Espone spine con versi incisi, placchette da muro e un cartello:“Qui si accende l’anima. E anche il tostapane.”
Il pubblico sorride, qualcuno applaude.
Pietro si inchina. Finalmente, una scintilla vera.
Luce di poeta
Was this helpful?



One Comment
osrevortnIntroverso
Haha splendida!