Lo spunto della settimana
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Mi chiamo Marina, scrivo poesie d’amore da tre anni e sono brava. Non lo dico io, lo dicono i numeri: 5642 amici, like che arrivano a onde, cuori viola, gif di tramonti, qualche innamorato virtuale che non ho cercato ma…
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Quante parole di difesa ad un dolore, quante parole che nascondevano la realtà; una realtà sposata male, una realtà non in abito da sposa. Quante parole che non c’erano accarezzavano un abbraccio e quante parole che si ascoltavano dicevano il…
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Tu non lo hai mai capito! Tutto si poteva risolvere con uno sguardo accompagnato, però, da un sincero abbraccio! E ormai la solitudine mi colma la solitudine. Avrei fatto qualsiasi cosa pur di vederla sorridere, ma lei non l’ha mai…
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Gino, 86 anni, occhio liquido, lingua appuntita, aspettava l’ennesima visita obbligata pre-Natale. Non quella del parroco, né quella del medico: peggio. Quella del nipote moderno. Quello che dice “bro” anche alla statua del santo all’ingresso.Il personale aveva messo la…
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(Cronache dal paradiso dei CMS vintage, con glitter e malinconia) Quando annunciarono che Splinder sarebbe morto il 31 gennaio 2012, la blogosfera reagì come una zia davanti alla chiusura del suo parrucchiere di fiducia:“Ma no dai, sarà una pausa…
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Succede che in redazione ti arrivi una poesia.Bella, malinconica, ossessiva.Parla di dimenticanza, di tempo, di sguardi.Tu la leggi, la rileggi, la accogli.Ti immagini un ragazzo: timido, profondo, forse un po’ perso. 🙄 Poi lui dice di chiamarsi “Opra“.Sorridi. Opra? Opra…
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Negli ultimi anni la poesia è diventata una fiera dell’io. Bancarelle di dolori personali, esposizioni di traumi levigati, saldi sull’infanzia perduta. Ogni poeta ha un ombelico così profondo che ci si potrebbe organizzare un festival subacqueo. C’è chi ci mette…
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Remo Crosta ovviamente non esiste, ma avrebbe potuto. In ogni sagra italiana, tra un purè e una salamella, c’è sempre qualcuno convinto che l’arte salverà il mondo- o almeno la frittura. Alla Sagra della Patata, più attesa del Natale e…
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Pietro Lucente era un uomo diviso tra la 220 volt e l’infinito. Di giorno rappresentante di materiale elettrico, di notte poeta autodidatta, convinto che un cavo ben isolato e un endecasillabo ben piazzato avessero la stessa funzione: portare la luce.…
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Mi chiamo Assunta, e non respiro più.
La mia voce vi arriva da sotto terra, tra le ossa rotte e il sangue rappreso. Non c’è poesia qui. Solo carne lacerata e silenzio.