Moto ondoso

Lascia che ti porti il mare:
dal profondo abisso dei tuoi occhi
sentirei il suo lento sciabordio
cullare il passare del tempo inesorabile

che folle è il desiderio ti baci il sole,
tra l’azzurro del cielo terso e
la calma piatta di una distesa d’acqua
a guisa di lastra tagliare l’orizzonte.

Il profumo della salsedine
inebrierebbe la tua delicata pelle
mentre ogni cristallo di sabbia
si lascerebbe dal tuo corpo accarezzare.

Solo il vento mi ricondurrebbe alla realtà
– nonostante il canto delle sirene –
e alla consapevolezza che sei distante
ed io invece tra quattro mura di una stanza.

Ma lascia che ti porti il mare.

5 luglio 2025

Moto ondoso © Paula Becattini

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Paula
Paula

Scrivo poesie e racconti fin dalla tenera età. Immagini, suoni, colori, forme, sensazioni... tutto contribuisce ai miei scritti. Non mi ritengo una poetessa; semmai una sognatrice ancora adolescente nell'animo.

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2 commenti

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  1. Questo testo trasmette con dolcezza un desiderio di evasione e vicinanza, usando il mare come filo conduttore emotivo.
    Le immagini sono sensoriali, capaci di far percepire il calore del sole, il profumo della salsedine e la carezza della sabbia. L’alternanza tra momenti di sogno e realtà creano un contrasto che rende più intenso il sentimento descritto.
    La chiusa, regala al lettore una sensazione di continuità e di dolce malinconia.
    Forse, in futuro, varrebbe la pena custodire questa stessa intensità ma affidandola a un’immagine ancora più personale, così che il mare diventi solo tuo. Per esempio: invece di “profumo della salsedine” (che tutti possono immaginare) potresti descrivere “l’odore salato che resta sulle mani dopo aver raccolto le conchiglie al tramonto”, o “il riflesso verde che solo il tuo mare ha quando arriva la sera.
    Bacio 🙂

    • Le mie poesie nascono di getto, le sento proprio salire sù, come uno tsunami, dalla pancia fino alla mente, regalandomi immagini e sensazioni che le mani nell’immediato tramutano in versi sulla tastiera (una volta erano carta e penna).
      Di solito poi non le modifico, tutt’al più le limo un po’, proprio per lasciare quel sentore di “immediatezza” che mi regalano nel rileggerle.
      Sono talmente immediate che le dimentico pure, a meno che un qualcosa o qualcuno non risvegli in me un “legame” con loro.
      Per esempio, “l’odore salato che resta sulle mani dopo aver raccolto le conchiglie al tramonto” mi ha riportato alla memoria una poesia che ho dedicato a mia figlia quando aveva otto anni.
      Ed io ti ringrazio!
      Ma comunque faccio tesoro del tuo consiglio.

      “CHIARA

      Ci sono conchiglie
      sparse tra la sabbia,
      come grida di bimbi
      sparse nell’aria
      e orme di piedini
      che se ne vanno
      luccicando al sole
      a cercar di sirene.

      Tra vento e salsedine
      riconosco il tuo
      bell’intercedere
      fino al cuore.
      Tu sei magia
      e colori di fiabe
      sussurrate in dolci
      notti da cullare.

      28 maggio 2008 © Paula Becattini”