Stanca spiaggia, oggi deserta dopo una stagione di fatiche!
Il mare ti sfiora, quieto, e un lento vento ti accarezza in superficie.
Stanca spiaggia, chissà quante cose hai visto!
Quante persone si sono immerse in te!
Hai legato per tutta la vita persone che, scese da te a passeggiare, si sono innamorate e poi sposate.
Quanta gente hai diviso dopo lunghi o brevi periodi, quanti ricordi possiedi, ricordi di tanta gente che ormai sono cancellati dalla morte!
Mi hai visto crescere di stagione in stagione, io sempre qui ad immergermi in te, sempre più felice.
Oggi tu stai con me nella mia tristezza!
Mi vedi cresciuto e deluso!
Qualche tuo angolo possiede dei miei ricordi ancor giovani che si possono riaprire all’improvviso!
Proprio lì, di fronte a te, stavo con i sensi sognanti e il mio corpo tra le sue profumate braccia.
Mi manchi, stanca spiaggia!
Oggi non possiedi solo i ricordi della mia felice infanzia, ma possiedi anche i miei ricordi di innamorato che su di te passeggiavo con la mano nella sua mano, poi su di te mi sdraiavo ed iniziavo a farti ricordare…



La spiaggia come confidente e custode di ricordi è un’idea bella, ma le frasi si accumulano un po’ troppo, come onde che si infrangono senza lasciare spazio al silenzio.
Alcune immagini, come i ricordi che si “riaprono all’improvviso” o le mani intrecciate sulla sabbia, sono toccanti, ma altre suonano un po’ artificiose, quasi forzate come voler dire tutto in una volta.
La tristezza e la nostalgia ci sono, ma a tratti perdono di spontaneità.
La spiaggia, dopotutto, sa ascoltare… no?, anche senza bisogno di troppe spiegazioni.
Si Ipazia cono d accordo con la tua analisi