Sei arrivata come il vento,
lieve, senza un lamento,
come un sogno tra le dita,
promessa di infinita vita.
Quella notte senza stelle,
ho bevuto le tue favelle,
il cuore perso in un istante,
naufrago nel tuo canto ammaliante.
Tra la folla ero re,
fino a quando non sparì
la tua voce, il tuo abbraccio,
e restai solo, in quel bivio.
Poi l’inverno, il gelo, il vuoto,
il tuo nome come un lutto.
Cercavo tra i ricordi spenti
solo briciole di quei momenti.
Mi hai rubato ogni certezza,
ogni luce, ogni carezza,
sei la gioia che mi strazia,
la mia dannata dolce grazia.
Ora so che sei la morte,
ma ancora batte il cuore forte,
schiavo di un amore antico,
brucio e cado nel tuo abisso.
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2 Comments
Ipazia
La tua poesia scorre bene e comunica un’emozione forte. Si sente una voce sincera. Se un giorno vorrai sperimentare immagini un po’ meno classiche, secondo me la tua scrittura potrebbe diventare ancora più personale. Ma già così arriva.
Cristina
Ho letto la tua poesia e mi ha colpita la coerenza del tono: si sente un’emozione descritta con immagini dense, potenti.
Hai raccontato di un sentimento chiaro – anche se non felicissimo – tenuto in mano e vissuto con sincerità, e questo si percepisce.