Quando si pensa ad Alessandro Manzoni, l’immagine che scatta in automatico è quella di un busto di marmo grigio. Lo vediamo come il “padre della patria” letteraria, l’autore austero che studiamo per obbligo tra una nota a margine e un’interrogazione. Eppure, dietro quella facciata monumentale, si nascondeva un uomo che oggi definiremmo “borderline”: una figura fragile, tormentata da nevrosi ossessive e animata da un’inquietudine che lo rende incredibilmente simile a noi, abitanti di un’epoca dominata dall’ansia. Un’infanzia tra collegi e il fantasma di un altro padre Manzoni nasce a Milano nel 1785, in un ambiente dove l’aristocrazia si intrecciava ai…


