Tante vorte manca er modo
de affronta’ certi momenti
e nun basta allunga’ er brodo
pe’ intenzioni senza denti
Tante vorte in mezz’ar gregge
dei saccenti taci solo…
…si so’ loro a detta’ légge
fa’ l’ingenuo è ‘r mejo ruolo
Tante vorte chi offre vista
troppo corta punta er dito
su orizzonte d’egoista
a chi n’è padre né marito
Tante vorte er tempo segna
che stai ancora faccia ar muro
e sei stanco de fa’ legna
pe’ da’ fòco ar lato oscuro
Tante vorte come Marco Polo
all’occhi de la mente
chiedi d’abbandona’ er mòlo
e apri’ le vele verso oriente
Certe vorte, già distante…
…senza mèta né equipaggio…
…je dai corda e l’emigrante
che c’hai drento… gode er viaggio…
(2004)
(L’inizio di un viaggio, deciso dall’oggi al domani. Il ponte di un traghetto, in un momento in cui guardare in lontananza significa solo acqua e cielo. Un pianto, violento, silenzioso e liberatorio.
E subito dopo, l’essere investito da un’onda di felicità: quella del rendersi conto che a volte allontanarsi da tutto non vuol dire necessariamente voler scappare dalla propria vita, piuttosto lasciare che l’orizzonte nella propria testa cambi, relativizzando i propri pensieri ossessivi per scoprire quanta nuova luce è possibile trovare dentro).


