mela rossa cubica
Scritti divertenti

L’Uomo che voleva la mela cubica

Una storia vera (ma anche no) su uomini, mele, siti letterari, ex visionari, cetrioli e la Macarena.
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Ci presentarono come l’ultima coppia disponibile nel catalogo
“Amici che non sanno più dove piazzarvi”.
«È perfetto per te», dissero.
«Perfetto per cosa?»
«Per quei momenti in cui finisce la birra e non hai voglia di ordinare la pizza», spiegò la mia migliore amica, con l’eleganza di una prestigiatrice ubriaca.
Una stretta di mano e via: soli, con la sensazione di essere finiti in una trappola per topi.
Ma senza formaggio.
Solo noi, e un silenzio che chiedeva il rimborso.
Giosuè era piccoletto, occhiali tondi come medaglie, testa lucida da birillo e l’aria sorpresa di un cetriolo appena tolto dal frigo.
Io ero l’altro cetriolo
Quello dimenticato dal 2018, quando pensavo ancora che “flessibilità” fosse una qualità, e non un mito.
La scrittura era una passione comune.
Per lui, giornalista, scrivere era un rituale: sigaretta, Word, sigaretta, computer, sigaretta, invio.
Se le dita fossero state di tabacco, avrebbe fumato pure quelle.
Dopo settimane di complimenti tipo:
«Clarissa, scrivi bene, sei una vera poetessa… peccato tu non sappia usare i punti e virgola»,
arrivò la benedizione ufficiale:
«Ti meriti una vetrina».
Io, che prendo tutto sul serio tranne me stessa, la presi alla lettera.
Nacque un sito.
Un “salotto letterario”, diceva lui.
Io, padrona di casa.
Il sito era mio.
Ma non proprio mio.
Era suo, perché pagava l’hosting.
Io non sapevo cosa fosse l’hosting, ma scelsi il nome.
Lo chiamai “MuseRuola”
www.museruola.it
Il sito era rosso, lento, rigido, pieno di regole inutili.
Un ufficio postale svizzero gestito da un burocrate con un debole per l’analisi logica.
«La struttura non è un’opinione», ripeteva.
«La mela è e resterà cubica.»
«Ma le mele non sono cubiche.»
«Appunto.»
Disse così, come se avesse appena risolto un enigma millenario.
Aveva invece appena dimostrato di non sapere nulla di frutta.
Le sue amichette potevano caricare qualsiasi cosa.
Le mie no.
«Quelle smanettone appesantiscono il server.»
Le sue “poete”, invece, scrivevano testi leggeri come piume.
E altrettanto insulsi
Poi la storia finì.
Il sito chiuse.
Niente lacrime, niente funerale.
Ma se ci fosse stato, avrei portato fiori finti e un cartello:
“Finalmente.”
La colpa, ovviamente, era mia. Sempre e solo mia, per via del cubismo e dei punti & virgola mancanti
Così poco riconoscente.
Così poco formattabile.
Oggi ho un sito mio, fatto tutto da me.
Lui uno suo gonfio di ogni ben di Dio. Ben organizzato e pieno di foglietti gialli, quadrati e perfettamente allineati
Stiamo entrambi bene.
Lui, nel suo habitat, sempre impegnato a fumarsi le dita.
Io nel mio, dove le regole sono scritte a matita, e i cetrioli possono marcire in pace.
A volte mi chiedo come stia.
Se gli scrivessi mi risponderebbe:
«Grazie. Apprezzo molto il pensiero. Tutto sotto controllo.»
Io, intanto, ho una GIF di un gatto che balla in homepage.
Sì.
La Macarena.

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