L’uomo è la manifestazione più evoluta della vita nel mondo che conosciamo.
L’essere vivente più razionale e certamente più consapevole.
Con l’avvento della tecnica, questa consapevolezza è diventata potere, dominio e, a tratti, arroganza.
È veramente possibile che nel secolo attuale, con le conoscenze scientifico-matematiche, con il dominio della tecnica e della conoscenza, l’uomo non si renda conto delle proprie responsabilità nei confronti del pianeta?
*Jonas lo aveva capito e, nella sua filosofia, proponeva per l’appunto un’etica della responsabilità, perché evidentemente aveva già intuito che l’uomo, attraverso il sapere tecnico, avrebbe avuto la possibilità di spostare gli equilibri della biosfera, come sta attualmente facendo.
L’uomo, arrogante o ingenuo – io tendo a credere più alla prima affermazione- ha tra le mani un sapere così elevato, potente e potenzialmente devastante, che lo colloca in cima agli esseri doverosamente responsabili della preservazione del bene comune.
L’uomo colto, calcolante, intelligente e sapiente non può e non deve continuare verso una direzione di dominio colonizzante nei confronti delle risorse naturali, percorrendo incessantemente un sentiero di autodistruzione della sua stessa specie.
L’uomo, così avido o ingenuo – continuo a tendere più per la prima affermazione – è incapace di controllare la grandezza della tecnica e le sue conseguenze, ormai quasi completamente fuori dal suo controllo e, perciò, mine vaganti.
L’uomo che ancora sceglie di andare avanti nella sperimentazione futuristica dell’ingegno, del quale non riesce più a concepire né controllare le conseguenze, ma ciò nonostante non si ferma dall’agire, spinto da principi di arroganza, avidità o ingenua curiosità.
Non sta a me sentenziare verità, ma da attento osservatore affermo che l’ingenuo sa cosa significhi fare del male e, dopo il primo errore, si redime.
Da un paio di secoli a questa parte una ricerca asfissiante di potere è in atto.
Innumerevoli danni sono stati fatti alla biosfera, all’uomo stesso, alla natura.
Ma colui che ha cultura continua senza sosta la sua ricerca ossessionata verso un’autodistruzione sempre più evidente, ma ignorata.
NDR: *Hans Jonas (1903-1993) è stato un filosofo tedesco noto per Il principio responsabilità, opera in cui riflette sulle conseguenze etiche del progresso scientifico e tecnologico e sulla responsabilità dell’uomo nei confronti del pianeta e delle generazioni future.
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4 Comments
Redazione
Una riflessione intensa e molto attuale, che mette al centro un nodo decisivo del nostro tempo: il rapporto tra sapere, tecnica e responsabilità.
Il testo richiama con forza il rischio di un progresso capace di produrre effetti enormi senza che l’uomo sembri davvero disposto ad assumersene fino in fondo le conseguenze.
Interessante anche il riferimento a Hans Jonas, perché introduce il tema dell’etica della responsabilità e del dovere di pensare non solo al presente, ma anche al futuro della vita sul pianeta.
Piccola indicazione redazionale: abbiamo aggiunto una breve NDR finale su Hans Jonas, perché non tutti i lettori conoscono il filosofo o il suo pensiero e ci è sembrato utile contestualizzarne la figura per facilitare la lettura.
Benvenuto sul nostro Magazine.
Ivan Giuseppe La Mattina
Analisi precisa, che descrive perfettamente il messaggio che desideravo trasmettere ai lettori.
Con l’auspicio che le mie parole esortino alla riflessione, al pensiero critico e all’auto valutazione
Alma Gjini
L’articolo richiama una riflessione quanto mai attuale sul rapporto tra conoscenza, tecnica e responsabilità. Come scriveva Hans Jonas, «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di una vita autenticamente umana sulla Terra». Un principio che oggi appare più urgente che mai.
Non è il progresso a rappresentare il pericolo, ma l’assenza di una responsabilità proporzionata al potere che la conoscenza ci ha consegnato. Le conseguenze delle nostre azioni sulla biosfera sono sotto gli occhi di tutti e continuare a ignorarle significa rinunciare al dovere etico di custodire ciò che rende possibile la vita stessa.
La vera sfida del nostro tempo non è stabilire fin dove possiamo arrivare, ma comprendere quali limiti siamo disposti a imporci per garantire un futuro alle prossime generazioni.
Alma
Ivan Giuseppe La Mattina
Apprezzo tanto il tuo commento e la tua analisi Alma.
Analisi che trovo esaustiva e che aggiunge completezza e valore alla mia riflessione.
Come scrivi giustamente tu, più che il progresso, è all’essenza di responsabilità proporzionata al potere che la conoscenza ci ha consegnato il vero pericolo.
Dovremmo forse in qualità di essere umani rivedere i nostri limiti?
Limiti intesi come linee da non oltrepassare ai fini di una convivenza armonica tra uomo e natura.
A tal proposito ho scritto un’altra riflessione che pubblicherò a breve, sul concetto di limite, e di come l’essere umano oltrepassandolo spudoratamente da secoli rischia di virare verso l’autodistruzione.