Non trovo pace sotto ciel straniero,
che pesa basso sopra le mie ciglia
porto due nomi dentro lo stesso pensiero
e una distanza che non si assottiglia.
Da Tirana a Milano corre un filo
che non si spezza, anche se cambia voce
resta nel petto, come un passo in bilico,
una memoria che non trova pace.
Parlo una lingua che ancora mi misura,
che inciampa piano e poi si lascia andare;
e nel silenzio sento la paura
di non sapere più come chiamare.
Ma dentro scorre un fuoco ostinato
non è sconfitta questo smarrimento,
è un nuovo spazio appena attraversato,
una ferita viva nel presente.
Non v’è distanza che davvero spezzi
ciò che radica l’uomo alla sua storia
sono due strade nello stesso petto,
due luci accese dentro la memoria.
Cammino avanti – e non mi sento intera,
ma non mi perdo, né mi sento assente
sono il mio viaggio, il mio confine vero,
radice viva, sempre in movimento.
Alma Gjini



