la solitudine
Poesia

Il battito dei luoghi chiusi

 

Ci sono stanze che non smettono 
anche quando non c’è più nessuno. 

Continuano a funzionare 
come meccanismi lasciati accesi: 
un frigorifero che insiste nel vuoto, 
un neon che non accetta la notte. 

La luce non illumina: 
ripete. 

Ogni oggetto trattiene 
la forma di chi lo ha toccato 
più a lungo del necessario. 

Le sedie imparano le attese, 
i tavoli conservano il peso delle mani
le porte dimenticano 
se devono aprire o trattenere. 

E a volte, senza ragione, 
succede qualcosa di quasi impercettibile: 
l’aria cambia direzione 
come se qualcuno fosse rientrato 
senza usare la soglia. 

Non c’è nessuno. 
Eppure il luogo insiste 
nel comportarsi come se ci fosse. 

Forse è questo che resta: 
non le persone, 
ma il modo in cui occupavano lo spazio. 

E quando anche questo svanisce 
rimane solo una cosa 
che non si spegne: 

la sensazione 
che qualcosa stia ancora aspettando 
di essere detto. ..

 

Alma Gjini  

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