Ci sono stanze che non smettono
anche quando non c’è più nessuno.
Continuano a funzionare
come meccanismi lasciati accesi:
un frigorifero che insiste nel vuoto,
un neon che non accetta la notte.
La luce non illumina:
ripete.
Ogni oggetto trattiene
la forma di chi lo ha toccato
più a lungo del necessario.
Le sedie imparano le attese,
i tavoli conservano il peso delle mani,
le porte dimenticano
se devono aprire o trattenere.
E a volte, senza ragione,
succede qualcosa di quasi impercettibile:
l’aria cambia direzione
come se qualcuno fosse rientrato
senza usare la soglia.
Non c’è nessuno.
Eppure il luogo insiste
nel comportarsi come se ci fosse.
Forse è questo che resta:
non le persone,
ma il modo in cui occupavano lo spazio.
E quando anche questo svanisce
rimane solo una cosa
che non si spegne:
la sensazione
che qualcosa stia ancora aspettando
di essere detto. ..
Alma Gjini



