Poesia

Il confine delle stelle

Nel grembo della notte, quando tace
la terra e il vento dorme tra le fronde,
io volsi gli occhi là, dove la pace
si perde oltre le ultime sue sponde.

Una stella tremava, assai lontana,
come un pensiero acceso nell’oblio;
e domandai alla volta sovrana
se quel che guardo esiste senza il mio.

Ma il cielo tacque. E nel suo grande velo
serbò l’arcano che nessun comprende;
passava il tempo, immobile nel cielo,
come una luce che mai non si arrende.

Nel regno ove la materia si nasconde,
dove l’essere sfugge alla ragione,
una possibilità tra mille onde
può mutare il suo volto nell’osservazione.

Non è l’occhio soltanto che la muta,
né il nostro pensiero che crea l’apparenza;
ma ogni domanda, quando viene compiuta,
lascia nel mondo un’ombra della presenza.

E allora mi domando, nel silenzio,
se l’universo esista oltre il vedere,
se ciò che noi chiamiamo conoscenza
sia tutto ciò che l’uomo può sapere.

Se una mente, cercando, non può mai
contenere ogni verità del mondo,
e trova sempre un limite ai suoi guai,
che cosa vive oltre quel limite profondo?

Forse non vive nulla oltre la soglia,
né mente, né destino, né mistero;
forse è soltanto la nostra voglia
di dare un nome a ciò che ancora è nero.

Eppure, quando guardo le stelle,
mi sembra che qualcuno le abbia accese;
non so se siano mute sentinelle
o lampade d’un cielo a noi sospese.

Non voglio chiamarlo Dio, né destino,
né dare un volto a ciò che non conosco;
rimango sulla soglia dell’ignoto,
tra ciò che vedo e ciò che non conosco.

Forse il mondo è là, silente e immenso,
perfetto anche se nessuno lo guarda;
forse siamo noi, col nostro stesso senso,
a mutare il volto della sua strada.

E forse la verità è una luce
che mai si lascia possedere intera;
più l’uomo la rincorre e più conduce
il proprio sguardo verso un’altra sera.

Così rimasi a lungo a contemplare
quel cielo senza fine e senza voce;
non avevo una risposta da portare,
ma una domanda, e mi parve più preziosa.

E forse domandare è il nostro andare,
la sola fiaccola concessa al cuore;
cercare senza mai poter afferrare
la luce che si cela oltre ogni errore.

Per questo non dirò d’aver capito
ciò che si cela oltre la nostra mente;
ho solo interrogato l’infinito,
e l’infinito è rimasto silente.

Non sono verità quelle che pensai,
ma possibilità, tremanti e sincere;
le affido al tempo, come allora feci,
ai posteri l’ardua sentenza, se mai.

Pino Conestabile 1974

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