Nel fondo della valle era una fonte,
chiara nel giorno, limpida di stelle;
scendeva dalle falde del gran monte
e dava sete all’erba delle valli.
Poi la sua voce si fece lontana,
come un respiro perso tra le fronde;
la valle tese il viso alla sua brama,
ma il canto si disperse oltre le sponde.
Un capriolo scese all’imbrunire,
sfiorò con passo lieve la sorgente;
rimase immobile, quasi a sentire
quel filo d’acqua, sempre più silente.
Poi nella notte il gelo tacque piano,
la luna si nascose dietro il monte;
qualcosa si destò nel sasso arcano
e l’acqua ritornò dentro la fonte.
Fu primavera. Lungo le pendici
si aprirono corolle senza nome;
la valle respirò tra le radici,
e il vento ebbe profumi sulle chiome.
Bevve la valle. E non guardò più indietro.
Passò la luce sopra ogni sentiero;
la fonte rimase limpida nel vetro,
come se nulla fosse stato vero.
Poi una sera la valle disse piano
qualcosa che nessuno udì davvero;
la fonte si richiuse nella mano
della sua pietra, e il canto divenne nero.
Da allora il capriolo, alla fontana,
si ferma quando il vento tace a monte;
guarda l’acqua che non torna vana,
poi beve il buio e lascia sola la fonte.
Pino Conestabile 1978
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