Poesia

La foce della carne

La foce della carne 2057

Ascolta il legno che respira e attende
il peso quotidiano di una mano,
come la chiave che alla porta appende
il gesto stanco di un risveglio umano.

Nel buio della terra il fungo scava
fili invisibili nel suo cammino,
mentre la linfa sale come lava
e spezza il freddo vuoto del mattino.

Il tocco della pelle apre la chiusa:
l’impulso scorre e la corrente è pronta,
come la foce in cui la fonte è fusa,
dove la spuma del suo mare incontra.

E qui succede il grande e crudo evento:
le dita sfiorano onde di velluto,
si tocca l’aria, si accarezza il vento,
ascolta il sordo e parla il labbro muto.

Non è metallo o musica meccanica,
ma una ferita che nel vuoto pulsa,
mistero puro che attraversa l’anima,
da ogni logica del tempo espulsa.

Passa quel suono e taglia da parte a parte
il petto nudo, e il cuore ne è commosso.
La vita intera si trasforma in arte:
suona la terra e ci risuona addosso.

Pino Conestabile 1977

Loading

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.