Un’eco si piega
sul bordo dei pensieri.
Mi scrive addosso post-it
mentre io mi affido al vento.
Scucio istanti
dal fianco dei giorni,
sul crinale a nordest.
Ne esce un suono
di zip inceppata.
Cammino
a distanze astrali da me.
Nel riflesso un lavandino
che non mi riconosce.
Mi sono svegliato in un’assenza,
così stretta a me.
Ed io l’abbraccio affezionato,
scrivendo con parole
l’inchiostro che non conosco.
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2 Comments
Cristina
L’ho letta come una poesia molto introversa nel senso buono del termine: più che raccontare, registra spostamenti minimi, scarti, piccoli attriti interiori.
Mi ha colpito l’uso di immagini quotidiane e stranianti insieme, come il post-it, la zip inceppata, il lavandino che non riconosce: sono dettagli concreti che diventano subito simbolici senza forzature.La sensazione di distanza da sé è resa bene, soprattutto in quei versi brevi e spezzati che sembrano camminare davvero “a distanze astrali”.Forse, personalmente, avrei lasciato respirare un po’ di più una o due immagini centrali, senza accumularne troppe, perché alcune sono così riuscite che meriterebbero più spazio.
Ma la chiusura mi convince molto: l’abbraccio dell’assenza e la scrittura come tentativo di nominare ciò che non si conosce danno al testo una coerenza emotiva sincera e silenziosa.
osrevortnIntroverso
Grazie mille di cuore Cristina cara! ❤️