
Mi chiamo Marina, scrivo poesie d’amore da tre anni e sono brava. Non lo dico io, lo dicono i numeri: 5642 amici, like che arrivano a onde, cuori viola, gif di tramonti, qualche innamorato virtuale che non ho cercato ma che, evidentemente ho attratto attraverso lo schermo.
Il più fedele si chiama Maurizio, abita a Pescara e mette like entro trenta secondi a qualsiasi ora io pubblichi. Ferragosto, Natale, le tre di notte. Non ci siamo mai scritti, ma tra noi c’è un’intesa silenziosa che le parole rovinerebbero.
Stasera pubblico il mio testo più riuscito.
Ci ho messo due ore, una candela al mirtillo e un momento di raccoglimento davanti alla finestra aperta, perché l’ispirazione entra meglio con un po’ di corrente.
FIORIRE NEL VENTO
Le mie mani raccolgono il silenzio
tra pagine consumate dal destino,
e nel battito lieve dell’attesa
si schiude un’emozione senza nome.
Scivola una luce nei miei abissi,
come un sussurro perso nell’eterno,
mentre l’anima si veste di carezze
tra ombre antiche e palpiti di cielo.
Così nel tempo che non sa morire
fiorisce il vento nel fragile cuore,
e ogni ferita, colma di mistero,
diventa sogno, memoria e amore.
Marina Bianchi. Poetessa. Tutti i diritti riservati. Per sicurezza.
Tre quartine perfette. Sono soddisfatta.
Maurizio mette like dopo ventotto secondi. Record personale.
La mattina dopo: cinquanta like, venti commenti estatici, due condivisioni, qualcuno che dice che se la stampa. Scorro tutto con il caffè in mano e il sorriso di chi conosce già il finale.
Poi il commento di Lorenzo R.
Lorenzo R. ha quarantadue anni, abita a Bergamo, tifa Atalanta e nell’ultima foto è in un parcheggio con un gelato.
Scrive che “raccolgono il silenzio” è un’immagine logora e che “palpiti di cielo” l’ha già letta in almeno dieci poesie questo mese.
Che maleducato. Ignorante. Invidioso, ovviamente. Lo blocco e pubblico un commento feroce come risposta.
“Curioso come certa gente legga solo per smontare. Forse scrivere non è per tutti, leggere ancora meno”
L’ordine è ristabilito.
O almeno così credevo.
Perché quella sera, rileggendo i commenti per la diciassettesima volta, operazione del tutto normale e che adoro, mi accorgo che manca quello di Stefano di Torino.
Stefano commenta ogni mia poesia dalle 23 alle 23:15, sempre con almeno due aggettivi e qualche riferimento a Neruda che non capisco del tutto ma che mi fa sentire importante.
Una volta ha scritto che sono la voce che cercava senza saperlo e io, ho gioito per una settimana.
Stasera niente. Era online due ore fa e non ha commentato.
Il dubbio arriva piano, in punta di piedi, come arrivano le cose brutte.
E se avesse letto Lorenzo? Maledizione.
Riapro la pagina.
Fiorire nel vento.
È bellissima. Bellissima.
Si, è bellissima.
Apro Google e scrivo: “palpiti di cielo”.
43.000 risultati!
Caspita.
Mi siedo.
Apro il quaderno delle ultime sei poesie e conto: anima quattordici volte, silenzio ventorci, ferita nove, fiorire sette, vento trentorci.
Richiudo il quaderno.
Lorenzo è uno di Bergamo con un gelato in mano. Non è nessuno!. Non pubblica un solo verso perchè non sa scrivere, solo criticare chi lo sà fare.
Stefano commenta il giorno dopo alle 11:47, con una parola sola.
Bella.
Prima commentava con “la voce che cercavo senza saperlo”.
Adesso: bella. Quattro lettere. Lorenzo ha rovinato anche Stefano.
Lorenzo ha rovinato tutto.Punto!.
Quella sera non pubblico nessuna poesia. Prima volta in tre anni.
Alle 23:15 Maurizio da Pescara scrive sulla mia bacheca: tutto bene?
E io quasi gli rispondo.
Poi mi fermo.
Perché mi rendo conto, controvoglia e con una certa irritazione, di una cosa scomoda.
Maurizio non ha mai letto una mia poesia. Maurizio mette like in trentorci secondi e una poesia in trenta secondi non si legge, neppure si sfiora. I suoi cuori non mi dicono niente su quello che scrivo o come scrivo. Mi dicono solo che esisto, che ho pubblicato, che il led del cellulare si è acceso.
Lorenzo invece l’ha letta. L’ha letta davvero, abbastanza da accorgersi che “palpiti di cielo” l’aveva già visto, abbastanza da ricordare altre quattro poesie dello stesso mese. Lorenzo è l’unico, tra 4.200 “amici”, che si è fermato sul testo invece che su di me.
E io l’ho bloccato.
Non sbloccherò mai Lorenzo. Questo è fuori discussione.
Però il giorno dopo riapro il quaderno e osservo palpiti di cielo per un tempo piuttosto lungo.
Poi prendo la penna e ci scrivo sopra.
Non perché Lorenzo avesse ragione.
Ma perché, per la prima volta, quel verso non riuscivo più a difenderlo neanche da sola.



