Gioventù con selfie
Dove sono finite le facce vere? Non parlo delle rughe – quelle almeno erano sincere, parlo dei nasi aquilini imperfetti, dei brufoli in rivolta, dei sorrisi storti ma veri. Parlo delle occhiaie da sogni persi e dei capelli spettinati dalla vita.
Oggi non si vive: ci si fotografa, e non una volta sola, eh.
Trenta scatti per trovare quello “naturale“. Poi un filtro… veloce veloce, et voilà luci migliorate, zigomi in 4K, e vai sul social preferito in attesa di cuoricini come benedizioni.
“Sono felice” – dice il selfie.
“Sono bellissima” – urla il filtro.
“Sono reale?” – piange silenziosamente il pixel.
Una volta si diceva “esisto, quindi penso”, ora pare sia: “appaio, quindi valgo”.
Ti guardi nel telefono non per vederti, ma per essere visto, magari ammirato, invidiato.
Non importa più se sei felice o triste : l’importante è che sembri tale mentre inclini la testa in diagonale e componi quella smorfia studiata che dovrebbe dire “sono così, al naturale”
La gioventù – non tutta, ma troppa – ha confuso l’autostima con l’autoscatto.
C’è chi legge libri e chi legge i propri selfie come se fossero vangeli visivi.“Quella ero io l’anno scorso, guarda com’ero felice!”
No, cara: guarda come “sembravi felice”, e il mondo intanto applaude, distratto, veloce, assente
Like, commento, cuore, emoji…evvaiiii ci sei! 😀 😆 💡 😡 
Ma nessuno ti chiama, nessuno ti ascolta, nessuno ti vede davvero perché dietro a quel selfie non c’è più il tuo volto: c’è una vetrina con un abito riadattato.
Ragazze e ragazzi belli, bellissimi… ma senza più una sola immagine mentale propria che non passi dal filtro.
E se togli l’effetto, si spaventano da soli. Ma dai, sorridi, tanto domani lo rifaranno e lo rifaranno ancora.
Che la tua esistenza abbia luce buona, sfondo ordinato e almeno 20 reazioni entro l’ora.
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Firmato, MIU
(specchio rotto della generazione in posa)




“Gioventù con filtro” critica l’ossessione per l’apparenza perfetta sui social, evidenziando come filtri e selfie abbiano sostituito l’autenticità. Una riflessione amara sulla confusione tra apparire ed essere, invitando a recuperare la genuinità.
Lucia