Poesia

Il soliloquio dei muscoli

la solitudine

C’è un’ora esatta
tra il cono stanco di un lampione
e la prima crepa dell’alba –
in cui la città disinnesca i denti,
smette di masticare metallo
e il traffico si assottiglia
fino a diventare memoria.

In quel vuoto senza attrito
il cuore non batte: insiste.

È un codice Morse cieco
contro il muro del petto,
un urto di spugna e nervi
che non chiede ascolto
ma misura il buio
in millimetri di resistenza.

Fuori, le parole collassano:
detriti di voce,
notifiche esauste,
passi che non arrivano mai a terra

Qui invece, sotto il cotone quieto,
accade senza testimoni
l’unico fatto non negoziabile:
una pressione che ritorna,
ostinata,
un tic di carne che fora il silenzio
e lo costringe a rispondere.

Siamo isole acustiche.

Fuori, la voce si consuma per esistere.
Ma qui, nella stanza senza finestre,
il sangue parla senza suono –
e non chiede di essere capito.

Accade.
E continua.

@Alma Gjini

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5 Basato su 1 Commenti

One comment on “Il soliloquio dei muscoli

  1. È una poesia che ti porta dentro quell’ora sospesa in cui fuori tutto rallenta e dentro invece il corpo continua a bussare.
    Il cuore che “insiste” è l’immagine più forte: non chiede niente, non fa scena, semplicemente tiene il punto.
    Fuori le parole si sgretolano, dentro resta solo questo ritmo ostinato, quasi testardo.
    È un testo che non consola: constata e consegna.
    Infondo, la vita continua anche quando non la guardi.

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